IL DATO In Italia la quota di mercato dei grandi gruppi alberghieri è la più bassa del continente In ogni settore produttivo quando domanda e offerta non si incontrano il risultato è la produzione di distorsioni. In Italia, la distanza tra le reali necessità dell'industria turistica e l'offerta formativa destinata agli operatori di settore è notevole. Se da un lato, infatti, le scuole di specializzazione e le università rispondono per lo più alle esigenze delle grandi aziende turistiche o alberghiere, dall'altro sono invece le piccole e medie imprese alberghiere che svolgono un ruolo centrale nel contesto turistico nazionale. Basti pensare che in Italia la quota di mercato dei grandi gruppi alberghieri è la più bassa d'Europa; che il 92 delle imprese alberghiere gestisce un solo hotel; che la media delle camere per albergo è al di sotto delle trenta. E si tratta di una tendenza diffusa, visto che anche la media europea è di venti stanze per struttura ospitante. L'offerta italiana è in gran parte caratterizzata da piccole realtà dalle tipologie molto differenziate - dalla piccola struttura agreste al complesso storico di recupero (ville, palazzi, piccoli borghi); dall'albergo di charme alla locanda -all'interno delle quali dominano realtà familiari e si affermano nuove forme di ospitalità più vicine al cliente. L'ancoraggio al patrimonio culturale e paesaggistico e il ritorno a forme di accoglienza di tipo tradizionale non escludono, anzi, al contrario, richiedono nuove forme di gestione orientate al marketing e supportate dalle nuove tecnologie e tecniche di controllo di gestione. In questo contesto, cambia anche il ruolo del Pmi albergatore, che assume la nuova connotazione di un consulente "di vacanza" in grado di personalizzare il servizio per i propri clienti nazionali e internazionali. In una piccola impresa turistica, infatti, che non può possedere un organigramma di vaste dimensioni come le grandi aziende alberghiere, l'operatore deve necessariamente incarnare in sé divèrse competenze e coordinare diverse mansioni, garantendo personalmente della professionalità. La competitività del settore impone inoltre continui aggiornamenti e l'adozione di metodologie concepite su misura, che mettano la categoria in grado di integrarsi e interagire con un mercato in continua evoluzione, nonché di fornire nuove risposte ai problemi che esso pone. Nonostante la forte domanda da parte dei tanti piccoli e medi albergatori, mancano tuttavia corsi di formazione calibrati sulle loro esigenze. Manca cioè un'offerta volta alla valorizzazione e alla crescita professionale delle Pmi alberghiere, che permetta il raggiungimento di capacità gestionali e imprenditoriali originali e indipendenti dall'esempio stritolante delle grandi strutture alberghiere. Un'offerta che rafforzi la categoria di fronte al mercato attraverso una destinazione razionale del budget destinato alla promozione e alla comunicazione, e infine che favorisca la differenziazione, la qualità e la personalizzazione del servizio tramite il marketing ordine e altri strumenti che privilegiano l'approccio relazionale.