Andy Warhol e Roma: un grande amore. Il re della pop art figlio di un immigrato slovacco era soggiogato dalla magnificenza e dalla solennità dei palazzi patrizi romani. Invitato a Palazzo Colonna allAracoeli, o nellelegantissima dimora romana dellavvocato Agnelli di fronte al Quirinale, dove troneggiava un suo Batman e una sua collezione di 9 multipli di Marilyn Monroe, Andy Warhol scrutava e fotografava ammirato simboli ed emblemi dellaristocrazia. Anche se poi teorizzò, lui furioso accumulatore di oggetti, che «la sola cosa chic è non avere niente». Lo si poteva incontrare la domenica mattina al mercato di Porta Portese, o a passeggio a Piazza Navona, dove un giorno del 1978 si imbattè in Federico Fellini, o a Villa Adriana a Tivoli, o alla Galleria Borghese, dove sembrava cadere in trance davanti alla statua di Paolina Bonaparte; poi, come risvegliandosi, la fotografava. Oltre alla Polaroid portava sempre con sé un registratore con cui registrava tutto: i suoni, i brusii, la pioggia, il traffico, i rumori di fondo. In uno dei suoi viaggi romani, era l80, chiese unudienza privata con il papa: voleva incontrarlo e scattargli personalmente delle foto su cui avrebbe poi lavorato. Ma la richiesta arrivò allultimo momento, papa Wojtyla era molto impegnato, e ciò che Warhol riuscì a ottenere fu solo un ingresso a unudienza generale con altre 5 mila persone, anche se in prima fila. Racconterà irritato di essersi annoiato moltissimo, soprattutto quando ben cinque suore gli chiesero un autografo. Domani, vigilia del ventesimo anniversario della morte, alla Galleria Margutta 102 si inaugura una sua mostra dal titolo "Ritratti". Quello di papa Wojtyla, ora sappiamo perché, non cè.