La Fondazione Carisbo sta trattando con i proprietari dellappartamento a Palazzo dei Banchi Il luogo di via Pescherie rientra nel progetto di un ideale percorso tra le diverse dimore storiche del centro Basterebbe abbattere un muro per collegarlo con il Museo della Sanità e loratorio di Santa Maria della Vita LA casa-studio di Guido Reni, a Palazzo dei Banchi, tra via Pescherie e via Clavature, potrebbe diventare parte del Museo della Città che la Fondazione Cassa di Risparmio sta progettando in un ideale percorso tra i diversi palazzi del centro storico. Lappartamento confina infatti con il Museo della Sanità e loratorio di Santa Maria della Vita che, come già annunciato rientreranno nel percorso del Museo itinerante, grazie ad un accordo siglato da Fondazione e Ausl, proprietaria dellimmobile di via Clavature. Basterebbe abbattere un muro (certo tenendo conto dei vari vincoli posti dal soprintendente Garzillo a tutto ledificio) per restituire alla prestigiosa dimora lunità originaria, smembrata nel corso dei secoli nei continui passaggi di proprietà. Oggi lappartamento in cui lavorò il maestro bolognese appartiene a privati dopo che lAusl decise di vendere lo storico palazzo alcuni anni fa. E con i privati la Fondazione deve trattare per far sì che la prestigiosa residenza entri a far parte dellitinerario del Museo della Città, trattando magari per una nuova compravendita. Lappartamento ha laccesso dal numero 1 di via Pescherie Vecchie ma arrivava fino a piazza Maggiore, con una disposizione e una planimetria che forse oggi non si possono comporre interamente. Qui il maestro viveva con i genitori, e vi soggiornava ogni volta che rimaneva a Bologna, tra le sue continue peregrinazioni nella capitale e a Napoli. La casa non fu però lunica dimora bolognese di Guido Reni. Gli atti ufficiali raccontano che il pittore nacque il 4 novembre 1575 in via San Felice, da una famiglia agiata: il padre Daniele, era un noto musicista, alle dipendenze della Signoria cittadina e cercò di avviare anche il figlio ad una carriera musicale. Una targa invece ci ricorda che il pittore morì a Palazzo Guidotti, in via Farini, angolo via del Cane, il 18 agosto del 1642, come raccontò Cesare Malvasia, colto da febbri in piena estate. «Le cronache testimoniano che qui fu trasferito sul punto di morte perchè trascorresse gli ultimi attimi della vita in tranquillità - spiega Andrea Emiliani - . La piazza era forse sempre troppo affollata e chiassosa per la sua lunga agonia. Ma lui amava affacciarsi su quel mercato dove trovava i suoi modelli, vantandosi di trasformare un facchino in una Madonna. Si dice che alcuni allievi venissero ospitati al piano superiore mentre lui dormiva per terra come gli straccioni. E ancora Malvasia lo descrive come uno studio disadorno, forse anche perchè Reni era un indefesso giocatore di carte, molto sfortunato tanto che a questa tragedia personale riconduce una scelta stilistica ben precisa: quella di non finire i quadri, dovuta alla necessità di vendere le tele ancor prima di completarle». E anche per questo si dice che il pittore fosse un devoto alla Madonna della vicina chiesa di Santa Maria, che frequentava assiduamente durante i suoi periodi bolognesi. Inquieto e tormentato partiva improvvisamente lasciando incompiute le opere che gli erano state commissionate, per screzi con gli amministratori e con i cardinali di San Pietro, trovando riposo solo nella sua arte, nel suo studio da cui dominava il cuore di Bologna.