LE IDEE La vivibilità del centro nel capoluogo barese passa da una nuova attenzione progettuale per la sorte che attende il corso Ferdinandeo Si è conclusa la prima fase del concorso europeo per la riqualificazione di via Sparano. Il bando concorsuale se da un lato insisteva, con un lessico rituale, sulla «riconoscibilità», sulle "percezioni delle preesistenze", sulla volontà di «restituire identità al contesto», e sullenfasi dellestensione dellaree pedonali, ormai un po dovunque intese come uninsostituibile prassi della qualità urbana, dallaltra consegnava ai progettisti una pesante ipoteca, ovvero linderogabile presenza dei due controversi parcheggi interrati già deliberati. La risoluzione del traffico veicolare incidente nellarea murattiana, dunque, sembra passare, implicitamente, dallaumento dofferta degli spazi di sosta nelle aree centrali. La "riqualificazione degli spazi pubblici" del Murat implica lelaborazione di un progetto di sistema per assegnare o ritrovare gli specifici significati delle parti di città. La vivibilità di quellarea, la pianificazione sostenibile dei flussi veicolari, dovrà passare, necessariamente, attraverso i ruoli strategici da assegnare alla spina intrusiva dellinfrastruttura ferroviaria, addensata proprio ai suoi margini. Importante dovrà essere, in futuro, lattenzione progettuale verso quel corso Ferdinandeo (Vittorio Emanuele II), in cui le due città si confrontano sul sedime della via Traiana, per ritrovare le ragioni urbane di quellemblematica cerniera, piazza della Libertà, dove evidente è il dialogo urbano tra la mole del Palazzo del Governo e quella del teatro Piccinni. In alcune proposte concorsuali, però, quella piazza sembra essere destinata ad una semplice area per la sosta degli autoveicoli, un ennesimo parcheggio interrato. Bari, quale nodo costiero di interscambio, dovrà inevitabilmente integrarsi a breve con i flussi della mobilità europea tra Est e Ovest, cercando di ritrovare le perdute relazioni tra città, porto e mare. In questo quadro si delinea, dunque, lesigenza di un piano strategico a scala vasta, la scrittura progettuale della complessità. Una scrittura consapevole, analitica, dotata di consenso collettivo, in grado di avviare i sapienti processi di riassetto urbano. Limportante però è non precludere con i progetti di "belletto urbano" lesito di quelli a valenza strutturale e strategica, tenendo ben distinti i modelli progettuali di prefigurazione rispetto alla realtà costruita. Nei progetti di concorso, compresi quelli selezionati dalla giuria, il "rendering", ovvero limmagine supponente, della realtà, contraddice enfaticamente quel lento processo dedicato alla scrittura del progetto darchitettura. È il paradigma elettronico, teorizzato da Peter Eisenman, autorevole progettista dellarchitettura globale, che «definisce la realtà attraverso i media e la simulazione, privilegia lapparenza rispetto allesistenza, ciò che si vede rispetto a ciò che è». Ecco quindi una iper realtà, metafisica, dove già si consuma limmagine della città, azzerando, appiattendo quel lento processo del progetto darchitettura. Questa realtà virtuale, quindi, si offre per descrivere una suadente visione ammonitrice, imperscrutabile. Parvenze simulate della strada che sarà, spazi siderali, iconografie dei "non luoghi," dove il tempo del pedone dovrà essere scandito dal consumo. In questa supponente città che virtualmente si configura, «conta solo ciò che è ridondante», questo ci ricorda Rem Koolhaas, altro architetto dello "star system". Conta solo, con un preteso giustificazionismo, ciò che può essere mostrato in nome dellunità stilistica, alla ricerca di una matrice, di uno spazio che forse non è mai esistito. Sicché un filare di lecci, od un intero giardino, può essere estirpato, cancellato. Si compone così una «città generica» senza storia dove, dice ancora Koolhaas, «lidea della stratificazione, dellintensificazione, del completamento, le è estranea». architetto