Le chiese sconsacrate che diventano luoghi della cultura. Come la Vallisa a Bari, trasformata nellauditorium che è il simbolo della rinascita culturale in città, e San Francesco alla Scarpa a Lecce. Un patrimonio che va ancora studiato e soprattutto recuperato - avverte larchitetto Stefano Serpenti, esperto in recupero di beni culturali - poiché «il loro riutilizzo può diventare un eccezionale veicolo di promozione per la cultura e il territorio». Quelle case della cultura nelle chiese sconsacrate "E ora una rete per i contenitori pugliesi" In città la Vallisa è ormai un simbolo, ma le lame conservano tanti altri tesori Larchitetto Serpenti: il riutilizzo è un eccezionale veicolo di promozione il patrimonio Negli anni Novanta il Comune predispose una prima bozza di catalogazione: lobiettivo era quello di usare il censimento per mettere poi a punto il programma della salvaguardia le potenzialità Nel tempo i luoghi hanno conquistato una funzione che può e deve essere valorizzata. Magari attraverso i tanto attesi corridoi verdi: una grande occasione che non va perduta In Puglia è la rete di contenitori culturali naturali più fitta e omogenea. In buona parte è ancora abbandonata, ma in molti casi nelle città rappresenta la pregiata alternativa alla mancanza di spazi dedicati alla cultura. È il circuito delle chiese sconsacrate: un patrimonio che in Puglia conta decine di esempi di pregio, alcuni recuperati e appunto riutilizzati, altri ancora lasciati nella più totale incuria. Il caso più evidente è la chiesetta medievale Vallisa a Bari. Trasformata in auditorium diocesano, è diventata lo spazio principe di eventi particolarmente significativi nelle rinate stagioni culturali cittadine. Per uno spazio recuperato e nuovamente messo a disposizione della città, però, ce ne sono altri che aspettano ancora di rinascere. «Il patrimonio di chiese sconsacrate e in particolare di chiese rupestri di cui è dotato il territorio barese è vastissimo - spiega Stefano Serpenti, architetto esperto in recupero di beni culturali - Allinizio degli anni Novanta il Comune realizzò una prima bozza di catalogazione per mettere a punto un programma di salvaguardia». Da quel lavoro derivò una prima acquisizione al patrimonio comunale di un complesso: quello di Santa Candida, allinterno della lama Picone. «Nello stesso spazio - racconta Serpenti - esiste unaltra chiesa sconsacrata, quella di Santa Maria delle Grazie, che appartiene ancora a privati ed è rimasta in stato di incuria». Appartiene al Comune anche San Salvatore, a Loseto, mentre ricade nella proprietà della Provincia la chiesetta Santa Scolastica, che si trova allinterno del complesso conventuale. Proprio il fatto che buona parte delle chiese rupestri e sconsacrate della Puglia appartenga a privati ha reso sempre molto complicata la catalogazione, e quindi leventuale restauro, degli edifici. Lì dove la proprietà è degli enti locali, invece, in molti casi sono state compiute opere di restauro importanti. Questultimo è il caso di Santo Stefano a Polignano a Mare. Sconsacrata e perfettamente conservata, accoglie e ospita mostre ed estemporanee di pittura e arte moderna. Fu costruita nel primo Medioevo sul bastione di Santo Stefano: in origine le cerimonie erano celebrate esclusivamente per il popolo (diversamente dalla cattedrale, in cui si sposavano i nobili e i benestanti). La città di Lecce conta due esempi di chiese sconsacrate e messe a disposizione della comunità per i fini più diversi. Ledificio più importante è San Francesco alla Scarpa: da sette anni la chiesa ospita gli eventi collaterali del Festival del cinema europeo. San Marco, in piazza SantOronzo, ospita invece da tempo lAssociazione combattenti e reduci. Il Comune di Ugento ha sede in un complesso conventuale, un monastero di benedettine sorto nel 1500, allinterno del quale si trova la chiesa dedicata a santa Filomena, che ora ospita laula consiliare. È sede di un auditorium invece San Giovanni Battista a Oria. Esiste poi tutta una rete di chiese sconsacrate appartenenti a privati e riutilizzate per fini diversi. È il caso di San Mauro a Gallipoli: si trova sullomonima altura, poco fuori dalla cittadina, allinterno di una masseria del Seicento completamente ristrutturata. Stessa sorte ha subito San Giuseppe a Conversano: è uno dei contenitori principali di eventi musicali e serate disco per il festival cinematografico Immaginaria. «Mettere insieme questo enorme patrimonio non è difficile - conclude Serpenti - Nel tempo questi luoghi hanno conquistato una funzione, che è quella turistico-culturale, che può e deve essere valorizzata. In particolare a Bari, nel cui territorio queste chiese si concentrano nelle lame, il loro riutilizzo può essere un eccezionale veicolo promozionale per i tanto attesi corridoi verdi».