Il giorno dopo lo scoppio della grande polemica sul David, con il sindaco Domenici che ne rivendica la gestione o co-gestione e ha addirittura interpellato uno studio legale perché studi la questione della proprietà della statua, il soprintendente al polo museale Antonio Paolucci, dopo le sue repliche (ha detto tra l'altro "Se il sindaco vuole il David lo prenda ma si faccia un'altra Accademia"), non da spazio ad ulteriori polemiche. "Non ho parlato con il ministro Urbani, non ce n'era bisogno" dice a testimonianza di una fiducia collaudata tra la soprintendenza e il numero uno dei beni culturali. Questa querelle sul David Paolucci la definisce 'folclore'. "Il David sta benissimo lì dov'è - dice - parliamo di cose serie casomai, come la legge di devoluzione sulla tutela del patrimonio artistico che è in dibattito al consiglio regionale toscano e sulla quale ho già espresso il mio parere. I soprintendenti sono contrari alla regionalizzazione della tutela. Come ho già detto, il soprintendente per essere libero nelle sue decisioni deve avere un padrone lontano". Anche l'assessore regionale alla cultura Mariella Zoppi, invece di parlare in particolare del David preferisce puntare l'attenzione sull'autonomia speciale in materia di beni culturali richiesta dalla Toscana. "Entrare in merito alla questione della proprietà delle opere significa aprire un contenzioso senza fine - dice -. La polemica sul David mi sembra una cosa 'estiva'. Il David potrebbe anche restare allo Stato, la questione da affrontare è molto più ampia e riguarda tutto il patrimonio artistico. I toni apocalittici non giovano a nessuno e non è il caso di fare battaglie viscerali su singole opere, che sono poco in confronto alla partita molto grande che noi vogliamo impostare con lo Stato. E mi riferisco sia alla proposta di autonomia speciale per arrivare a un sistema di gestione integrato Stato-enti locali, che però avrà un iter piuttosto lungo, sia alle possibilità offerte alla Regione dalla legge Bassanini per quanto riguarda il passaggio di beni e musei". "In base a questa legge - precisa - stiamo già trattando per la gestione locale delle dieci aree archeologiche-museo della Toscana (quella di Chianciano, quella di Arezzo, insomma tutte tranne quella di Firenze) e stiamo pensando inoltre ad esempio al museo Casa Davanzali e a tutto il sistema dei cenacoli". Secondo l'assessore alla cultura insomma il problema va posto in maniera più generale. "Dobbiamo chiarire in modo sereno che cosa lo Stato può e vuole tenere e che cosa invece può passare agli enti locali. Certo è che i diversi sistemi museali, statale, fiorentino e della curia, devono dialogare tra loro". La proposta di decentramento che la Toscana ha lanciato - ed è stata la prima regione ad aver fatto questo passo - è già stata approvata dalla giunta regionale e dovrà avere, presumibilmente in autunno, il parere del consiglio regionale. Poi entro l'anno verrà presentata al Governo. Sostanzialmente 'l'autonomia speciale' in materia di beni culturali, che è prevista dall'articolo 116 della Costituzione, prevede "la valorizzazione e la gestione come materie di esclusiva competenza della Regione e la tutela come materia concorrente". Le soprintendenze diventerebbero regionali, anche se per quanto riguarda le nomine il presidente della Regione Claudio Martini ha affermato che "potrebbero essere fatte d'intesa". E prevista anche la nascita di una Agenzia regionale per i beni culturali. Tutto questo però è ancora molto lontano nel tempo.