ROMA Un tempismo così micidiale è difficile ricordarlo. Tra mercoledì e venerdì l'Italia scopre che - dopo anni di sviluppo zero - sta crescendo al ritmo del 2 per cento. Sabato il premier Romano Prodi spiega: «Si, va meglio; ma il 2 non basta mica». E oggi il ministro per lo Sviluppo Pierluigi Bersani interrompe il tran tran di un tranquillo pomeriggio domenicale per anticipare al Messaggero le linee di nuove misure destinate ad accelerare la crescita. Ministro, cosa succede? Un Paese lento come l'Italia si è messo improvvisamente a correre? «Mah, sono un po' impressionato anch'io. Ma non tanto dal 2 quanto dal fatto che se ne parli relativamente poco. Il fatto è che non c'è consapevolezza della profondità della nostra crisi anche perché negli ultimi anni i dati sono stati edulcorati e l'opinione pubblica ha vissuto in un clima di narcosi. Quindi oggi si fa fatica a capire cosa vuol dire davvero quel 2 per cento» E cosa vuol dire? «Che l'economia italiana è ad un tornante crucialissimo: l'industria ha finalmente preso le misure della globalizzazione. Fra mille difficoltà torniamo a competere nel mondo producendo più tecnologia e valore aggiunto, anche in settori maturi come il tessile e le calzature. In più...» In più? «L'economia si riprende mentre i conti pubblici si raddrizzano. Questo vuol dire che si riducono le incognite. L'Italia è "doppiamente" più stabile. Mi aspetto una rivalutazione della Finanziaria» Perché Prodi dice che il 2 non basta? «La stagnazione ha allontanato in modo drammatico la nostra economia da quella europea. Allora cominciamo a darci un parametro: staremo tranquilli quando il nostro ritmo di crescita sarà quello medio europeo» Che fare allora? Ridurre le tasse oppure... «Partiamo da come accelerare ulteriormente la crescita: un processo che a mio avviso deve partire da una specie di "coppia di fatto"» Si spieghi meglio... «Daremo nuovi incentivi alle imprese che "sposeranno" tecnologie e made in Italy nell'ambito di 5 Progetti Paese che partiranno entro un anno. Oggi annunceremo il primo sull'Efficienza energetica e sarà una prima spallata» Quali sono gli altri progetti? «"Mobilità sostenibile": fra due anni avremo Galileo, il Gps europeo, che consentirà un salto di qualità enorme nei trasporti. "Salute e Scienza della Vita", dove prevediamo soprattutto di finanziare start up di molte nuove imprese; "Tecnologie e Beni culturali" dove è possibile un grande sviluppo delle tecnologie per il recupero della catalogazione e nell'uso didattico. Infine "Made in Italy" all'incrocio con biotecnologie, nanotecnologie, nuovi materiali e nuove soluzioni organizzative. Insomma nel nuovo scenario di crescita prende corpo il piano "Industria 2015" che per fortuna avevamo già messo in cantiere» Chi selezionerà i progetti e come saranno finanziati? «Per ogni progetto metteremo intorno ad un tavolo tutti i soggetti: ministeri, università, banche, Enea o Cnr e imprese. Attenzione. Non chiameremo mai una impresa ma sempre reti di imprese e finanzieremo solo i progetti con ricadute industriali. Quando il progetto prenderà corpo sarà nominato un responsabile coordinatore. Passeremo gradualmente alla nuova griglia di incentivi, rispetto alla quella vecchia che ruota intorno alla legge 488 e ai crediti d'imposta» Un tempo la parola "sviluppo" era seguita da "Sud" ma la moda è cambiata... «Anche per il Mezzogiorno ci sono molte innovazioni. Nel nuovo piano settennale raddoppia a quota 14 gli incentivi per scuola e ricerca, per i servizi ambientali, per la lotta alla criminalità e per maggiori infrastrutture. Cambia radicalmente la qualità degli incentivi. L'economia andrà da sola al Sud solo se migliora l'ambiente» Restano poi le liberalizzazioni che sono molto piaciute all'estero. Ai complimenti di Ue, Fondo monetario e Ocse quest'ultimo organismo ha aggiunto il consiglio di ridurre i salari al Sud dove la vita costa meno... «Per incentivare la produttività io punterei di più a legare parte del salario ai risultati. Ma c'è molta altra carne al fuoco perché con quelle che chiamiamo liberalizzazioni gli italiani devono abituarsi a cambiare in profondità» Ad esempio? «Oggi ci sono duemila impiegati che al Pra svolgono lavori doppione mentre alla Motorizzazione c'è la fila dei camion per i collaudi. Insomma, bisogna lavorare dove si è utili. Ancora: un esercito di professionisti si occupa dell'inutile contenzioso sugli incidenti stradali invece noi, ad esempio, gli proponiamo di certificare le pratiche per l'avvio di imprese nell'ambito della semplificazione della burocrazia. Bisogna abituarsi a portare le risorse umane e materiali là dove sono utili» Ultima domanda: la crescita al 2 comporta un aumento delle entrate 2007 di una decina di miliardi: il doppio dell'ultimo taglio all'Irpef di Tremonti... «La gente non sa che noi paghiamo all'anno 130 mila miliardi di vecchie lire di interessi sul debito. Oggi dunque il miglior investimento è ridurlo. Poi vedremo di redistribuire ma con equità perché un'Italia più europea ha anche più giustizia sociale»