QUASI sconosciute. Anonime. Spesso galleggianti in una periferia non più pasoliniana ma in crescita esponenziale. Le chiese moderne della capitale, prodotto di un'architettura nata dalla morte delle tentazioni imperiali del fascismo italiano, da sempre scontano il confronto con un passato magnificente e grandioso, la Roma dei Papi munifici e mecenati. Sei tesi di laurea tentano ora di dare un ordine ad un patrimonio enorme e misconosciuto nella Guida all'Architettura sacra a Roma. 1945 - 2005, edizioni Electa (e peccato che il saggio non includa anche il 2006, in cui ha visto la luce la spettacolare Chiesa del Santo Volto di Gesù realizzata da Piero Sartogo e Nathalie Grenon). Nata dall'esigenza, fortemente sentita dall'Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana, di colmare un vuoto e fare censimento in un campo nel quale la Chiesa investe ogni anno milioni di euro ma che lascia ancora, soprattutto nei fedeli, l'amaro in bocca nel confronto con un passato tanto prestigioso quanto ineguagliabile. «La guida esamina oltre duecento chiese rilevate sui cinque settori territoriali in cui la Diocesi suddivide il territorio romano - spiega il coordinatore del progetto, l'architetto Stefano Mavilio della facoltà di architettura all'Università La Sapienza a Valle Giulia che coordina anche il Master per Progettisti di Chiese istituito tre anni fa -, un patrimonio pressoché sconosciuto se si considera che dei circa cento complessi parrocchiali realizzati ogni anno in Italia (fonte Cei) nessuno tiene il conto, né si memorizzano i dati salienti delle realizzazioni». Il risultato è un viaggio attraverso l'architettura romana della seconda metà del XX secolo, straordinario repertorio di opere e personalità. «Pochi maestri, per tutti il Vaccaro di San Gregorio Barbarigo - aggiunge Mavilio -, molti maestrini, moltissimi esegeti e tanto, tantissimo, Ufficio Tecnico. Nondimeno i Vichi, gli Aloysi, i Fornari, reggono il confronto con i Camporesi, i Vespignani, i Busiri Vici e con il duo Paniconi e Pediconi. Il resto fu sommariamente consegnato nelle mani inesperte dei "soliti ignoti"». Emerge forte, dalle pagine della guida, una situazione che racconta di pochi mecenati, di assenza di fondi importanti per trasformare "la parrocchia" in un momento di trascendenza fatto, come nei tempi opulenti dei Papi, di marmi, di affreschi, di cupole e merletti. «Sono spoglie di oro e mosaici e in questo modo, agli occhi dei fedeli, appaiono indegne della gloria a Dio che dovrebbero rappresentare. Ma non dimentichiamoci che vengono realizzate a budget fisso: 2,5 milioni di euro per costruire non soltanto il luogo di culto ma l'intero complesso parrocchiale», spiega ancora Mavilio che conclude: «La bellezza costa e tutti, anche nella Chiesa, auspicano un ritorno al mecenatismo. Ma non si può dimenticare l'influenza che il Concilio Vaticano II ebbe nella progettazione delle chiese. La trasformazione della liturgia, che obbligò il sacerdote a rivolgersi direttamente ai fedeli e non più a dar loro le spalle, impose radicali cambiamenti nella concezione dell'altare. In realtà ci sono voluti quasi quarant'anni affinché il nuovo modo di dire messa si trasformasse in un'architettura confortevole e soltanto raramente il Modernismo è riuscito ad interpretare correttamente le istanze poste dalla nuova liturgia».
Sessant'anni di architettura sacra: se è moderna, che sfida difficile
Un'inchiesta condotta dall'Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana ha portato alla creazione di una guida all'architettura sacra a Roma, che esamina oltre duecento chiese realizzate tra il 1945 e il 2005. La guida, coordinata dall'architetto Stefano Mavilio, offre un viaggio attraverso l'architettura romana della seconda metà del XX secolo, con opere e personalità diverse. I progettisti di chiese italiani spesso non ricevono il riconoscimento dovuto, mentre le chiese stesse sono spesso indegne della gloria a Dio a causa della mancanza di fondi per la realizzazione di opere di pregio.
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