LA TRANSIZIONE tra lera del sindaco Pericu e quella del suo successore o, come tutti pronosticano, della sua successora, Marta Vincenzi, non sembra offrire un bello spettacolo fino a questo punto. Intanto questa transizione è incominciata molto presto perché il dibattito sulle scelta del candidato del centro sinistra è stato laborioso, polemico ed anche molto lungo allinterno della coalizione, poi del partito dei Ds e degli alleati. E quando le guerre di successione incominciano presto sembra che tutto si fermi intorno alla zona della contesa: la grande macchina comunale ha incominciato a rallentare e soprattutto a fermarsi davanti alle curve più delicate. È logico che ciò accada anche senza mettere in discussione la buona volontà del sindaco, dei suoi assessori, della giunta nel suo complesso. Inoltre la quasi ineluttabilità della vittoria del centro sinistra a Genova produce un effetto moltiplicatore sullatteso cambio: non si gioca tanto la partita dei contenuti ma piuttosto quella degli uomini e delle donne che gestiranno il potere "dopo". Si potrebbe dire: è la politica, bellezza, e le pedine si muovono sullo scacchiere anche in previsione dei posti da coprire, piuttosto che della battaglia da vincere. Chi continuerà a fare lassessore? Chi resterà fuori e allora dove lo piazziamo? La vera discontinuità non è tra una gestione e laltra, ma tra una formazione che esce dalla posizione di comando e laltra che vi accede e si lecca già i baffi. Non siamo all8 settembre, ci mancherebbe altro, ma il clima in tuttaltro contesto e ben altra situazione è quello un po del si salvi chi può e un po dei liberatori che stanno per arrivare e scoprono grandi orizzonti e ampi territori da rifondare, dopo averli occupati. Ecco allora che si invertono decisioni, si stoppano procedure e altre si accelerano prima che sia troppo tardi. Scendiamo nel concreto e facciamo qualche esempio. Giustamente il sindaco uscente Pericu decide di lasciare al suo successore la discussione e le decisioni sullAffresco. Dopo avere riportato il progetto su un binario di procedura amministrativa corretto, Pericu avrebbe voluto chiudere un accordo di programma anche per non mandare in fumo il lavoro di anni e limpegno del grande architetto, ma il rispetto per il futuro regista di Tursi imprime un altro andamento. E poi bisogna anche tenere conto in merito delle manovre subacquee che già sono cominciate tra la Provincia, il suo presidente-candidato e il futuro governo cittadino: più elegante tenersi fuori. Tra le procedure che invece si accelerano, anche alla faccia della trasparenza che giustamente Supermarta non si stanca di invocare, ci sono quelle che riguardano un tema tanto importante quanto misconosciuto in città: quello della Fondazione per la Cultura, quellente superiore, quellentità "soprannaturale" che dovrebbe conglobare palazzo Ducale e i grandi Musei cittadini in un unico grande soggetto. Il progetto aleggia tra i palazzi genovesi da mesi e mesi e per la sua profondità dovrebbe coinvolgere non solo le istituzioni ma un grande mondo appunto culturale e non solo gli addetti della politica amministrativa. Perché non se ne parla? Perché la giunta comunale si appresta a varare i primi passi di questa eccezionale decisione e la città non ne sa nulla? La risposta potrebbe essere che anche questo passaggio delicato fa parte delle manovre di successione e della transizione più o meno occulta. Risposta un po riduttiva ed anche di triste profilo e, pure, in distonia con una vocazione ritrovata, riscioperta, sulla quale tanto nobilmente si punta. Siamo la città di un brillante 2004 e soprattutto di un proficuo e ben tambureggiato post 2004, nel quale questa Fondazione dovrebbe costituire un passaggio importante, seppure con molti interrogativi e tanti mal di pancia. Come la pensa al riguardo un personaggio del calibro di Arnaldo Bagnasco, che da anni ha messo il suo nobile profilo al servizio del Ducale? Che fine farebbe il marchio di palazzo Ducale stesso, qualcosa che negli anni è stato conquistato colpo su colpo e che è diventato una grande firma genovese e come sarebbero preservate le altre identità? Se la cultura e limmagine di Genova, grazie al lavoro di Pericu e degli assessori Castellano e Borzani, diventati un vero must della Superba, sono oggi tanto centrali nelle prospettive strategiche, si ignora la ragione per la quale questa Fondazione "strisci" così in silenzio, senza che ci sia intorno ad essa il minimo dibattito. Si dimenticano perfino che la cultura è di per se stessa un luogo di dibattito e di confronto delle idee. Viene perfino il sospetto che si voglia nascondere qualcosa o precostituire qualcosaltro e che tra una Fondazione e laltra si giochi un po come con le scatole cinesi, considerato che quella intitolata a Colombo è stata cancellata e quella in Regione starebbe anchessa per essere più o meno segretamente costituita. Insomma, mentre dellAffresco si sa tutto e anche di più, si contano amici e nemici, si calcolano perfino diciassette soluzioni diverse per magari non riuscire a concludere nulla, della Fondazione della Cultura, che probabilmente si farà, non si sa un fico secco. Ripetiamo: bambole questa è la politica. La transizione è difficile e complessa perché attraversa una giungla intricata nella quale lesigenza primaria sembra essere quella di sistemare il personale politico che un cambio di potere necessariamente spiazza. Tratteniamo il respiro e aspettiamo che passi...