LE REAZIONI DOPO LA SCOPERTA DELLE SCULTURE EROTICHE DEL DUOMO Tanta gente in cattedrale, tutti con il naso all'insù ad ammirare i «danzanti nudi», il bassorilievo hard per secoli sotto gli occhi dei salernitani, ma finora ignorato. Lo confessa lo scenografo Franco Silvestri, nato e cresciuto all'ombra del campanile di San Matteo, che quelle sculture erotiche non le ha mai notate, attratto dalla magnificenza degli altri tesori del duomo «più a portata d'occhi», celia. Tant'è, Salerno vive con curiosità la scoperta, lo confessa l'edicolante Livio Pellicci che ieri mattina ha visto le copie del Mattino andare a ruba, Nessuna novità per gli storici dell'arte, anche se sono costretti a riconoscere che prima di Davelio nessuno di loro aveva ipotizzato il primato salernitano in merito ai «nudi integrali» del Medioevo. «Beh - ammette Mario Alberto Pavone, cattedra di storia dell'arte mediovale all'ateneo di Fisciano - lui è un esperto nel monitorare i casi più eclatanti del Belpaese. Non voglio togliere il record alla nostra città, ma credo che, andando a spulciare su e giù per lo Stivale, sicuramente spunterebbero altre "sopravvivenze" di questo tipo. Le opere di natura erotica sono una costante nel Medioevo, basti pensare alle tante che occhieggiano nei codici miniati». «Se proprio vogliamo assegnare un primato al duomo - gli fa eco Antonio Braca, funzionario della soprintendenza e autore di un esaustivo volume su San Matteo - direi che Daverio ha dimenticato l'altro gioiello eccezionale della cattedrale, la tavoletta d'avorio del XII secolo raffigurante Adamo ed Eva. Certo non si tratta di nudo integrale, ma sicuramente è molto più trasgressiva dei danzatori, giacchè l'autore ha colto i nostri progenitori nel momento del peccato. Per non parlare, poi, se proprio l'argomento deve essere l'intrusione del profano in un luogo sacro, del leone e della scimmia itofallici del portale». Braca, poi, invita a non trasformare un dibattito tra studiosi in un inciucio da bar dello sport: «Certo la provocazione di Daverio è uno stimolo per approfondire alcuni punti ancora non chiariti dell'arte salernitana, i rapporti con la Sicilia, quelli con la Francia, il ritorno indubbio alla classicità portata dai venti moderni della Provenza». Una classicità, invece, che il pittore Mario Carotenuto non vede mai oscurata in Italia meridionale, «dove più ha lungo ha resistito e resiste la romanità». Lancia però una suggestione: «Chissà se questa danza dionisiaca non sia addirittura preesistente e riadattata al candelabro pasquale, oppure sia stata scolpita ad imitazione delle immagini profane dei sarcofagi». «Una discussione interessante - concorda il medievista Paolo Peduto - Non credo che nel Medioevo ci sia stato oscurantismo, nè che ci siano stati salti tra censura e libertà. La Chiesa dell'epoca non riteneva il nudo peccaminoso».
Braca: più antichi i nudi delle tavolette d'avorio
Il duomo di Salerno, in Campania, è stato oggetto di attenzione per la scoperta di sculture erotiche. L'edicolante Livio Pellicci ha notato che le copie del Mattino hanno rubato la scena, mentre gli storici dell'arte hanno riconosciuto che nessuno aveva ipotizzato il primato salernitano in merito ai nudi integrali del Medioevo. Il cattedra di storia dell'arte medievale all'ateneo di Fisciano, Mario Alberto Pavone, ha affermato che il duomo potrebbe avere altre "sopravvivenze" di questo tipo, ma non vuole togliere il record alla città.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo