Il simbolo di Roma trasloca, almeno un po. Dopo la querelle aperta dal libro di Maria Teresa Carruba "La Lupa Capitolina. Un bronzo medievale", che ha rimesso in discussione certezze storiche che sembravano ormai acquisite con lattribuzione allo scultore Vulca - e siamo attorno al VI secolo avanti Cristo - della paternità dellopera, prima un dibattito pubblico - il 28 febbraio al dipartimento di Scienze archeologiche della Sapienza - con i massimi esperti di archeologia, etruscologia, storia dellarte medievale e pochi giorni dopo una nuova visibilità per il bronzo. La Lupa infatti dovrebbe approdare con tutta probabilità nella sala del MarcAurelio allinterno dei Musei capitolini con tanto di pannelli che ne raccontino la storia e il restauro appena terminato a cura della Soprintendenza comunale. E sarà quindi lo stesso Soprintendente Eugenio La Rocca a moderare il dibattito il 28 alla Sapienza con nomi del calibro di Andrea Carandini, Giovanni Colonna, Marina Righetti, Carruba, Adriano La Regina. Poi la nuova visibilità alla Lupa: come detto nella sala del MarcAurelio progettata da Carlo Aymonino, anche se esiste lalternativa di creare unesposizione migliore della precedente nella sala degli Oriazi e Curiazi, casa storica dellopera negli stessi Capitolini. La Lupa appena restaurata comunque sarà esposta in modo più basso per poter essere ammirata ancora meglio, e con più luce. «Credo sia giusto - dice Silvio Di Francia, assessore comunale alla Cultura - che il dibattito storico, nel quale non entro, sia reso pubblico e che la Lupa sia esposta con pannelli esplicativi che ne raccontino la storia e il restauro ben condotto dalla Soprintendenza comunale». Quanto durerà la nuova collocazione della Lupa non è dato sapere: «Dipenderà - spiega Di Francia - anche dal responso dei visitatori, anche se i Musei capitolini ormai da qualche anno sono in testa a tutte le classifiche dei luoghi più visitati della città. I Capitolini di oggi non sono quelli di 10 anni fa».