Visita al cantiere del secondo lotto che apre a fine 2008. Con appartamenti, galleria commerciale e museo Tra via Ghibellina e via dellAgnolo nasce un percorso pedonale in quello che era il corridoio fra i due bracci del carcere In piazza Madonna della Neve il vecchio nespolo ha già le foglie nuove. E lunico albero rimasto a raccontare la storia dellex complesso carcerario delle Murate che, come quelle foglie, sta cambiando volto. La piazza su cui affaccia anche il ristorante «Le Carceri» è ormai uno spazio pubblico vissuto già dal 2004: lampioni, panchine, fontana, alberi segnano un luogo di incontro, di transito e sosta dei residenti del quartiere, di chi abita da tre anni i 33 alloggi recuperati nel primo lotto dellex carcere, di chi si siede a leggere il giornale, complice la mattinata piena di sole. Un pezzo di Murate è già vita quotidiana della città, che vede sfilare persino una compatta truppa di giapponesi per il pranzo prenotato al ristorante. Il resto è ancora un cantiere affaccendato. I lavori di recupero del secondo lotto, che prevede 34 nuovi appartamenti di edilizia popolare, una galleria di negozi e laboratori, uffici, nuove piazze e un museo, termineranno tra meno di due anni. Da fuori il grande blocco ha ancora laspetto un po sinistro squadrato dalle strette finestre con le inferriate che lasciano indovinare la simmetria delle celle. Ma la visita allinterno del cantiere mostra già tutte le trasformazioni in atto nei quattro edifici carcerari e nei cortili. A cominciare dalla nuova strada che passerà sotto ai ballatoi tra i due bracci: è sparito il tetto-copertura tra i due corpi ora divisi da via delle Vecchie Carceri, futuro collegamento pedonale tra via Ghibellina e via dellAgnolo. Muri sbrecciati da portali, lastroni di pietra divelti, aprono nuovi ingressi per far entrare la vita e la gente negli spazi un tempo adibiti a convento di clausura («le murate» appunto) e dal 1832 al 1983, a carcere maschile. Un restauro conservativo che lascia leggere il passato ma non troppo. Perché far entrare la vita significa innanzi tutto far entrare la luce. Così - spiegano Roberto Melosi e Mario Pittalis, architetti a capo delléquipe del Comune che ha curato i lavori - al piano terreno su via delle Vecchie Carceri ci sarà un percorso commerciale, una galleria di negozi di grafica, design e altre attività di eccellenza del "made in Florence", al primo piano uffici direzionali, al secondo e al terzo piano gli appartamenti da assegnare ad anziani e giovani coppie. Ed è agli ultimi due piani che stanno scomparendo le anguste finestre: la luce entra dalle nuove aperture in aggetto con grandi bovindo rivestiti di rame, con persiane oscuranti a comando elettrico, mentre i ballatoi sono stati allargati da 80 centimetri a 1 metro e 20 centimetri, per diventare terrazzini di pertinenza dei vari condomini. In tutto, ai piani superiori troveranno posto 16 monolocali di circa 30 metri quadrati, 10 appartamenti di 45 metri quadrati e 8 di 65-80 metri quadrati. Spazi funzionali, quelli più grandi con doppio bagno, soggiorno e camera, creati in duplex tra il secondo e il terzo piano. Abitazioni che hanno già preso forma, anche se resta qualche vecchio intonaco con pezzi di memoria, come una mezza donnina nuda su un angolo di giornale incollato alla parete. I ballatoi poi restano in comunicazione tra loro con le antiche passerelle metalliche, ancora sorrette dai rostri in ferro ottocentesco decorati con grandi serpi annodate, di certo messe lì come memento a reclusi nel luogo di pena. La visita prosegue sul lato che affaccia su via dellAgnolo, attraverso le scale di collegamento ai monolocali, per accedere ad unala speciale di 1.000 metri quadrati che avrà il suo ingresso sul portico del cortile delle Murate. Un grande salone con colonne che ancora conserva il portone di noce intarsiato - unica testimonianza rimasta dellantico convento - è laccesso al nuovo «Museo della Memoria e della Liberazione di Firenze»: a piano terra il bookshop, un bar-caffetteria e sopra, in unidentica sala, un archivio affidato alle sale video, con tutti i documenti attinenti alla storia di Firenze e dItalia su fascismo, lotta partigiana e liberazione leggibili con sistemi multimediali. Un museo da realizzare con un bando internazionale, che Palazzo Vecchio di appresta a pubblicare. Il terzo piano resterà comè. Anzi comera: 12 celle di isolamento a cui si accede da una grande botola, angusti spazi che ancora hanno sulle pareti silhouette di donne dipinte dai detenuti chissà quando. Loculi semibui, poiché le finestre non si aprono alleterno ma su un corridoio, ed era solo a discrezione dei secondini che la luce poteva filtrare dentro alle celle che conservano le porte originali chiuse da massicci chiavistelli in ferro. Uno spazio-testimonianza che resterà visitabile per documentare la durezza delle case di detenzione ottocentesche, spiegano i due architetti, mostrando dallalto i piccoli cortili, le zone di sosta di guardie e secondini, il grande cortile delle Murate che avrà una copertura trasparente. Locali riaperti a nuova comunicazione. Una nemesi per questa parte di città un tempo chiusa, luogo di detenzione che si trasforma in area aperta, vissuta e attraversata da strade che dovranno arrivare fino a piazza Annigoni, collegarsi con la facoltà di Architettura, diventare centro di aggregazione per i giovani. Un recupero su cui Palazzo Vecchio ha investito circa 7 milioni di euro: lappuntamento è per fine 2008.