Si deciderà nei prossimi giorni se mandare avanti il progetto di un Museo Guttuso a Villa Aidobrandini, con un centinaio di opere del pittore siciliano. La proposta era arrivata due anni fa ai sindaco Veltroni da Francesco Pellin, importatore di salmoni di Busto Arsizio, che possiede la collezione e vorrebbe donarla a Roma. «Voglio dare a Roma i miei cento Guttuso». Da Varese un importatore di salmoni offre la sua collezione per un museo Una raccolta, iniziata nel 1973, quando Pellin incontra il maestro siciliano in vacanza a Ischia. Un corpus ponderoso di dipinti e disegni, tra cui opere importanti della vita creativa dell'artista Francesco Pellin, nato 71 anni fa a Busto Arsizio e importatore di salmoni a Varese, pensa a un Museo Guttuso a Roma ormai da due anni- Da quando aveva esposto la sua collezione di quadri del maestro siciliano nella grande retrospettiva al Chiostro del Bramante. A quel tempo aveva parlato col sindaco Walter Veltroni e con l'assessore alla cultura Gianni Borgna e da questi colloqui era nata l'idea di collocare la donazione Pellin a Villa Aldobrandini, su via Nazionale, a un passo dalla salita del Grillo dove Guttuso aveva lavorato e vissuto negli ultimi decenni, fino alla scomparsa avvenuta il 18 gennaio del 1987. Adesso la proposta di Pellin è finita sul tavolo di Silvio Di Francia, nuovo assessore alla cultura, che ha convocato per i prossimi giorni i sovrintendenti Alberta Campitelli ed Eugenio La Rocca, per capire se e come procedere all'acquisizione delle opere offerte dall'imprenditore. Nella trattativa è coinvolto anche lo storico dell'arte Enrico Crispolti, che aveva curato la mostra al Chiostro del Bramante e che da Pellin aveva ottenuto negli anni Ottanta il sostegno finanziario per realizzare il «Catalogo generale dei dipinti di Guttuso». «Si tratta di un corpus ponderoso di dipinti e disegni - dice Crispolti a proposito della collezione - tra cui opere capitali della vita creativa di Guttuso come "Spes contra Spem" o "Van Gogh porta l'orecchio tagliato al bordello di Arles", messo insieme durante anni di frequentazione personale di Francesco Pellin con l'artista e di costante attenzione per la sua evoluzione creativa». Lo stesso Veltroni aveva definito la mostra romana su Guttuso «speciale, non solo perché è il modo migliore per onorarne la memoria e valorizzarne l'opera, ma soprattutto perché è l'espressione concreta di una profonda amicizia, quella fra Guttuso e l'imprenditore lombardo Francesco Pellin, di un innamoramento culturale fra due persone di così diversa estrazione, ma con un grande amore in comune: Parte». La folgorazione di Pellin sulla via dell'arte e del maestro siciliano avviene nel 1973, nel corso di una vacanza a Ischia. Durante un incontro fuggevole, Pellin ottiene il permesso di visitare lo studio dell'artista a Velate, a un passo da Varese. E qui scocca la scintilla. L'imprenditore vede alcuni quadri pronti per essere trasferiti in una mostra a Ginevra e vorrebbe subito acquistarne uno. Guttuso, che ovviamente non può accettare la proposta, promette di cedergli un dipinto tra quelli invenduti, dopo la chiusura della mostra, tre mesi dopo. Ma Peliin non può resistere tanto a lungo. Salta su un aereo diretto a Ginevra e acquista in galleria i tre quadri che Guttuso gli ha indicato come i meglio riusciti Non bada a spese, ad una condizione: di ritirarli subito. Cosi. quando un mese dopo la prima visita allo studio, Guttuso viene invitato da Pellin a cena, si ritrova sulle pareti di casa dell'ospite la «Muraglia cinese giallo-grigia». la «Natura morta con caffettiera» e i «Peperoni». Comincia in questo modo la collezione Pellin, ora confluita nell'omonima Fondazione nata nel 2000, e la storia di un'amicizia durata vent'anni. «Mi ha colpito soprattutto l'umanità dell'uomo Guttuso - racconta Pellin - e credo di aver capito la sua pittura attraverso quella sua straordinaria capacità di stretto legame con la vita quotidiana, con i comportamenti e con gli oggetti, che in modi differenti nel tempo ha caratterizzato la sua pittura. Sono rimasto colpito, insomma, prima ancora dal personaggio che dai suoi quadri, e a capire questi sono infatti arrivato attraverso la sua personalità, molto umana. Costruendo in breve un saldo legame con l'una e con gli altri». Racconta anche che godendo della straordinaria consulenza del pittore è riuscito ad acquistare molti dei suoi capolavori e ad ampliare la raccolta di dipinti ascrivibili ad un arco temporale che va dal 1931 al 1986. Adesso il suo sogno è di vedere le opere dentro un museo creato appositamente per Guttuso e intitolato a se stesso, come è avvenuto per la collezione Bilotti all'Aranciera. «A Roma migliaia di visitatori potranno capire ed amare le opere che io ho avuto il privilegio di raccogliere. L'avevo promesso a Guttuso».