NEW YORK-TORINO IL VOLO DI BELLINI I TEMPI Si può decidere di abbandonare New York per trasferirsi a Torino. Lo farà Andrea Bellini, da ieri (ma la notizia era trapelata già da qualche giorno) direttore di Artissima. Linvestitura ufficiale nel pomeriggio durante una conferenza stampa al Circolo dei Lettori, presenti i tre assessori alla cultura Oliva, Alfieri e Giuliano e la presidente della Fondazione Torino Musei Giovanna Cattaneo. In sala tra i rappresentanti del «sistema arte» torinese il direttore di Rivoli Ida Gianelli, Patrizia Sandretto e Beatrice Merz, presidenti delle fondazioni che portano i loro cognomi. Tre anni di impegno per Bellini, che dai primi di marzo prenderà casa sotto la Mole. Tre anni e non uno di meno: questo, lui dice, il tempo necessario per cambiare volto alla fiera, per renderla veramente internazionale. Nato a Latina nel 1971 da famiglia veneta e cresciuto a Roma, una laurea in filosofia e una specializzazione in storia dellarte a Siena con Enrico Crispolti e Luciano Bellosi, Bellini ha trascorso gli ultimi anni nella Grande Mela, redattore per gli Stati Uniti di Flash Art International. Storico dellarte e curatore (sta preparando una mostra di Gino De Dominicis a Villa Arson a Nizza) è coinvolto nella Biennale di Praga. Ma il lavoro principale, da oggi in poi, sarà Artissima. «Non cè tempo da perdere, siamo già in ritardo - dice - Per Frieze, la fiera londinese che si svolge solo qualche settimana prima, il termine delle adesioni per le gallerie è già scaduto». Andrea Bellini, si aspettava questo incarico? «A dire il vero no. Mi ha telefonato una ventina di giorni fa Ida Gianelli, che non conoscevo personalmente. Pensavo volesse parlarmi della Biennale di Venezia che sta curando, invece mi ha proposto di dirigere Artissima, diverse persone le avevano fatto il mio nome. Io non sapevo niente delle polemiche che avevano riguardato la precedente edizione. Dapprima sono rimasto un po perplesso, in fondo sono uno storico dellarte, non pensavo di inserire una fiera nel mio curriculum. Mi sono preso un po di tempo per riflettere». E poi? «Poi ho pensato che questa per me era una grande occasione per poter rientrare in Italia. È successa in fondo una cosa in cui io credo, quella di essere chiamato per i propri titoli e basta. Una cosa che non capita spesso per il malcostume di questo paese, in cui le cariche si danno per motivi clientelari e nepotistici. Ma lo sa quanti giovani professionisti italiani lavorano allestero ad altissimi livelli e non riescono ad avere incarichi qui? Insomma, ho deciso di accettare e anche di trasferirmi a Torino, come mi hanno chiesto. E poi cè unaltra questione». Quale? «Le fiere di arte contemporanea oggi non riguardano solo il mercato, sono un fatto culturale. Io intendo creare un evento di livello internazionale, aumentando il numero delle gallerie di prestigio da una parte e mettendo in moto dallaltra un meccanismo di iniziative da distribuire lungo tutto lanno. Sarà questo un evento a velocità diverse, che troverà nelle giornate della fiera a novembre il momento culminante. Sono consapevole di raccogliere leredità di una fiera importante, che potrà essere potenziata soprattutto sul piano delle partecipazioni internazionali». Quali buoni motivi hanno le gallerie straniere che contano per venire a Torino? «Guardi, a Torino ci sono ottimi collezionisti, questo è risaputo. E poi il Museo di Rivoli e la Fondazione Sandretto, questultima nota negli Stati Uniti grazie al direttore Francesco Bonami, oltre a un museo come la Gam, alla Fondazione Merz, a gallerie private interessanti. Il mio valore aggiunto è proprio quello di poter contare su un network di gallerie straniere con cui ho avuto contatti in questi anni di lavoro, sulla stima che i galleristi nutrono nei miei confronti, cui risponderà con la garanzia di un lavoro serio. E poi, le dico una cosa: Torino è lunica città italiana in cui ho pensato che avrei potuto vivere e lavorare nellarte contemporanea».