Finora gli ambienti individuati sono tre. Tutti con mosaici pavimentali. Lo scavo archeologico in piazza Sordello procede e ogni giorno riserva sorprese sul prima, il durante e il dopo la grande domus romana del I secolo dopo Cristo. Il cantiere si è quindi allargato, non è più limitato ai venti metri quadrati concordati da sovrintendenza e Comune all'esordio dell'indagine. Lo scavo si è esteso, come la tempistica. Due mesi fa il cantiere doveva restare aperto un paio di settimane, e ora il cartello specifica che la fine delle attività archeologiche è fissata al 31 marzo. Per ora. I ritrovamenti sono interessanti, anche se negli ultimi dieci giorni hanno subito una temporanea marginalizzazione: la scoperta degli scheletri abbracciati a San Giorgio s'è mangiata tutta la notorietà. E mentre fari, videocamere e camere fotografiche erano concentrate a Valdaro, gli operatori in piazza Sordello hanno proceduto in ogni direzione nell'angolo sudo-vest, tra il marciapiede della questura, l'imbocco di via Tazzoli e il filare di tigli che quasi raggiunge il Voltone di San Pietro. Da una che era, ben conservata, le stanze con pavimento a mosaico individuate sono tre. Più semplicemente gli archeologi, seguendo la pista delle tessere, cominciano a stabilire un'ipotesi di organizzazione interna dell'abitazione, signorile. Il padrone (il domino) doveva avere una passione per i mosaici bianchi incorniciati da una fascia nera e una treccia policroma che marcano i perimetri degli ambienti. 0 più probabilmente questo genere di decorazione musiva in quel tempo - più o meno duemila anni fa - doveva essere quella più in voga, austera, senza troppi ornati. Quella scoperta sotto il bar di via Accademia è infatti di qualche tempo dopo: è scomposta in riquadri elaborati e dentro ognuno c'è un simbolo. I tre diversi pavimenti che stanno tornando alla luce in piazza Sordello (un metro e mezzo sotto i ciottoli) sono separati dai resti o dai semplici solchi dei tramezzi, cioè delle pareti interne. Una delle decorazioni pavimentali non è un vero e proprio mosaico: si tratta di un cocciopesto chiaro con intruzione di tessere di pietra, una superficie che potrebbe assomigliare alle nostre piastrelle di graniglia levigata. È evidente che la diversità dei pavimenti dichiara la separazione di ruolo degli ambienti. Mentre l'estensione di questi piani è interrotta in direzione nord da una serie di strutture medievali, il mosaico della "sala" più estesa (se ne conosce l'angolatura che segue l'orientamento della piazza e quindi della Mantova romana con cardo e decumano), corre sotto il primo tiglio. Sotto l'albero c'è tanto e forse c'è tutto il mosaico. Le piante, la loro età e radici, hanno praticamente mantenuto lo status quo del sottoterra di questa porzione sud di piazza. Non si sa se la sovrintendenza e il Comune decideranno se e come procedere, che cosa scegliere: la domus romana o il tiglio (e i tigli). Non è possibile immaginare se gli scavi finiranno per interessare anche il marciapiede della questura (anch'esso ha una continuità storica conservativa) e l'imbocco di via Tazzoli su piazza Sordello. Qui è stato intercettato un muro in mattoni e ciottoli, forse del perimetro meridionale della domus.
Piazza Sordello, gli scavi si estendono Trovate tre stanze della domus romana
Lo scavo archeologico in piazza Sordello procede e ogni giorno riserva sorprese. I ritrovamenti sono interessanti, ma negli ultimi dieci giorni hanno subito una temporanea marginalizzazione. Gli archeologi hanno individuato tre stanze con pavimento a mosaico, seguite da una serie di strutture medievali. La diversità dei pavimenti dichiara la separazione di ruolo degli ambienti. La "sala" più estesa corrisponde all'angolatura dell'orientamento della piazza e quindi della Mantova romana. Sotto l'albero c'è tanto e forse c'è tutto il mosaico. La sovrintendenza e il Comune decidono se e come procedere, che cosa scegliere: la domus romana o il tiglio.
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