Calano i furti di opere d'arte, ma le chiese rimangono le più esposte ai predoni. Nel 2005 le razzie a danno di edifici religiosi in Umbria sono state 46; fino a settembre del 2006 19, mentre gli oggetti sottrati nel 2005 avevano toccato quota 170 e l'anno scorso la cifra si è fermata a 64. E quando non sono quadri e statue a sparire, le chiese vengono alleggerite di candelabri e inginocchiatoi, oppure sono impoverite di crocefissi e addirittura confessionali. È quanto emerge dal rapporto redatto dal Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio dell'Arma dei Carabinieri che lancia anche l'allarme sulla cosiddetta "archeomafia", cioè l'attività dei gruppi criminali organizzati che trafficano illegalmente opere d'arte, operando a danno del patrimonio archeologico, storico-artistico che viene razziato nelle varie regioni. Il giro d'affari può essere considerato, dopo la droga, il profitto che genera maggiore guadagno alla malavita. Ma torniamo ai dati. La diminuzione dei furti è il frutto del progressivo adeguamento dei sistemi di sicurezza delle chiese, rilanciato in occasione del Giubileo e della campagna di catalogazione messa in atto dalle varie diocesi. In Umbria, a dire il vero, mancano ancora all'appello le diocesi di Città di Castello e Orvieto-Todi; mentre nelle altre sei (Perugia, Terni, Spoleto, Foligno, Assisi e Gubbio) il progetto è quasi giunto alla fine. Nella diocesi di Gubbio il progetto di catalogazione verrà presentato venerdì alle 15,30 nella sede del museo diocesano. Un altro elemento a favore della protezione delle opere viene dalla decisione di potenziare e migliorare la rete dei musei diocesani ed ecclesiastici: molte opere, infatti, custodite nelle chiese di campagna (più o meno officiate) sono state trasportate al sicuro delle mura delle pinacoteche. La catalogazione, inoltre, ha facilitato il compito dei carabinieri, i quali hanno rintracciato 35 oggetti sottratti al patrimonio ecclesiastico. E pur vero, però, che qualche quadro sparito e persino qualche lampada o acquasantiera staccata dalle mura compare nel campionario delle denunce che sono arrivate nelle varie caserme dei carabinieri. Basti ricordare il furto di un quadro della Madonna avvenuto a Mantignana di Perugia, proprio durante la festa paesana. Oppure i vari capitelli di una tomba gentilizia del cimitero di Spoleto, spariti di notte e finiti chissà su quale bancone di mercatini di antiquariato. Troppo spesso, quindi, si sente dire: che fine hanno fatto quei bei candelieri che stavano sopra l'altare? Sempre nello spoletino, in tre mesi, sono state spogliate due chiese: candelabri, inginocchiatoi, reliquiari e statue di angeli. Come non ricordare, infatti, il furto a Picciche, nella chiesa parrocchiale, dove i ladri hanno agito grazie al ponteggio metallico per i lavori di restauro dopo il sisma del 1997. O ancora il furto avvenuto a Campello sul Clitunno alla Chiesa della Madonna della Bianca. Per non parlare del patrimonio della Madonna dei Bagni di Casalina: le targhe votive appese alle pareti della chiesa erano circa seicento, a due successivi furti hanno notevolmente depauperato il patrimonio. A sparire, quindi, non sono oggetti di grandissimo valore ma sono opere che, il più delle volte, non sono state catalogate e la cui custodia è demandata al parroco o alla memoria di un custode o della perpetua. Opere che vengono anche facilmente commercializzate. Un traffico sommerso indotto da una forte domanda dei privati. Che non esitano a rivolgersi anche al fiorente mercato on-line con costi molto bassi, transazioni sicure e ampie possibilità di anonimato, quindi molto più difficile da controllare.