FIRENZE II sindaco rivuole il David di Michelangelo. Rivendica la proprietà del simbolo della città ospitato nel museo statale dell'Accademia che si trovane! centro del -la città (la statua davanti a Palazzo Vecchio è ima copia). E nel bel mezzo dell'estate si apre lo scontro con le soprintendenze. La Regione Toscana ha appena presentato la legge sull'autonomia dei beni culturali: la prima in Italia che, se approvata, toglierebbe proprio alle soprintendenze il potere di veto su ogni intervento. E ora che il sindaco Leonardo Domenici chiede la proprietà e la compartecipazione agli utili derivanti dai biglietti del David (si parla di 6 milioni di euro), il responsabile del polo museale fiorentino, l'ex ministro Antonio Paolucci, si mette l'elmetto: «II David sarà la nostra Stalingrado», sostiene, Più volte la proprietà del David è stata oggetto di discussione tra il Comune e il ministero. Adesso però il sindaco Domenici ha incaricato uno studio legale dì studiare i documenti storici che, a partire dall'Ottocento, proverebbero la proprietà comunale della statua. Secondo la giunta fiorentina, è il rogito notarile del 9 novembre 1871 il punto chiave di tutto:allora si trasferì dallo Stato al Comune di Firenze la proprietà di Palazzo Vecchio «con annessi e connessi». E dunque anche del David che, per un paio d'anni, rimase ancora davanti all'ingresso principale del palazzo, prima di essere trasferito nel museo dove si trova ancora oggi. Ma al di là dei contenziosi sulla proprietà («Andremo avanti se ci diranno di no», dice il sindaco), lo scontro decisivo si gioca sulla riforma federalista e sull'autonomia. Firenze è una città in grande trasformazione: i parcheggi e gli adeguamenti della viabilità in corso, i lavori della tramvia che stanno per partire e quelli prossimi dell'Alta velocità cambieranno il capoluogo toscano nel giro di dieci anni. Ma già oggi, con i primi cantieri aperti, la giunta si scontra frontalmente con i «no» degli uffici preposti alla tutela dei beni artistici. E quando il soprintendente Paolucci si è schierato a fianco del canonico del Duomo, contro il degrado delle piazze e contro il «permissivismo buonista» figlio del cattocomunismo e del lapirismo, il sindaco è passato all'attacco. Con la ferita ancora aperta di un avviso di garanzia ricevuto per la denunci a del sovrintendente ai beni ambientali Domenico Valentino (che non ha mandato giù il taglio di quattro alberi per consentire l'accesso dei mezzi di servizio all'area espositiva),il sindaco Domenici ha deciso rilanciare la richiesta della proprietà del David. «C'è una forte politicizzazione delle soprintendenze», ha spiegato. Facendo intendere che, proprio ora che rischiano di perdere il loro storico potere, le soprintendenze si arroccano in difesa: «Se devono trasformarsi da luogo di conservazione dell'arte a luogo di conservatorismo politico-istituzionale sono pronto alla battaglia», ha detto il sindaco. Pronto anche al contenzioso legale sul David. Un'ipotesi sempre meno remota: «Sarà la nostra Stalingrado mantenere le competenze sul patrimonio e quindi anche sul David, se la Regione approverà la legge sull'autonomia ricorreremo alla Corte Costituzionale», ha replicato al sindaco l'ex ministro e soprintendente Paolucci. Ieri Domenici ha telefonato anche al ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani: «Gli ho detto che non ce l'ho col ministero ma solo con le soprintendenze». Oggi però a Palazzo Vecchio arrivano i frati francescani di Santa Croce. Chiedono al Comune le chiavi della cripta della basilica: «Ci spettano per usufrutto», dicono. Un po' come il Comune per il David.