Pochi anni fa, alla Galleria comunale darte contemporanea di Siracusa, si è svolta una mostra dedicata al collezionismo privato del contemporaneo in Sicilia. Una esposizione per alcuni aspetti sorprendente, che allineava negli spazi non grandi dellex convento alcuni dei nomi più noti, e di tendenza, del panorama attuale, da Paola Pivi a Francesco Vezzoli, da Maurizio Cattelan a Shirin Neshat. Quella rassegna dimostrava almeno due cose: primo, che anche in Sicilia esistevano margini ampi per un mercato dellarte contemporanea; secondo, che questo collezionismo che batteva le strade dei circuiti di gallerie nazionali o internazionali saltando a piè pari quello locale, rimaneva tuttavia un fenomeno in gran parte celato: non si poneva come fattore di tendenza del gusto né come traino per un allargamento del mercato oltre una cerchia ristretta. Una condizione di stallo tuttaltro che nuova per larte contemporanea in Sicilia, e che negli ultimi anni si è se possibile ulteriormente acuita anche per effetto degli spazi sempre maggiori che le nuove ricerche hanno conquistato: nei media, nelle politiche culturali, nella geografia museale, al punto che il rilancio di alcune realtà urbane, in Italia e in Europa, da Napoli a Torino, è stato affidato proprio alla capacità dimmagine che larte contemporanea ha assunto in tempi recenti. Il contemporaneo, insomma, fa tendenza: occhieggia dalle pagine delle riviste e dei magazine, conquista vie e piazze delle città, occupa persino le copertine degli elenchi telefonici grazie a un concorso indetto dalla Seat, e che per Palermo è stato vinto lo scorso anno dal Laboratorio Saccaridi e adesso da Domenico Mangano. Riconosciuta o meno nei suoi linguaggi ibridi e contaminatori, larte contemporanea satura insomma la realtà visiva di ogni giorno, seduce, incuriosisce, meraviglia rimontando forme e repertori della vita quotidiana. Eppure, da noi, non riesce a farsi sistema, nonostante iniziative importanti e collaudate come il Genio di Palermo e a dispetto del successo anche di mercato che alcuni artisti giovani riscuotono altrove. Anche perché, per definizione e come vale per gran parte delle situazioni anche passate, larte contemporanea è un modello aperto; vive di scambi, rinuncia a identità difensive, incrocia traiettorie e orizzonti. Mentre in Sicilia la politica culturale degli assessorati ha spesso proclamato sguaiatamente la reiterazione ossessiva di una fisionomia passata, spacciando per difesa della memoria quella che era invece assenza di progettualità e di visione. Chiusa (deliberatamente) la stagione feconda che vedeva in città la presenza di esponenti di primo piano del panorama internazionale (in pochi anni: Buren, Boltansky, Kabakov, Long, Fabre, Holler e Trockel), il panorama palermitano del contemporaneo risulta così costituito a macchia di leopardo: le esposizioni di architettura presso la Galleria Expa, lattività dellIstituto di Disegno Industriale, le rassegne, i laboratori e i progetti di scambio del Genio di Palermo, le mostre promosse da un paio di gallerie private. Sufficienti a dare il polso di una situazione vitale, non per sottrarla decisamente a una collocazione se non marginale certamente sottotraccia. Per questo sarebbe semmai necessaria lazione istituzionale; e, aldilà della bulimia burocratica che è riuscita a mettere in cantiere ben tre musei darte contemporanea - uno regionale a Palazzo Riso; uno comunale ai Cantieri della Zisa; uno provinciale a Palazzo SantElia: neppure fossimo a New York - senza, a oggi, aprirne nessuno, sarebbe necessaria soprattutto una visione della città. Giova ripeterlo: un museo non è un semplice contenitore, e il suo problema non è soltanto quello, sia pure cruciale, degli spazi. Ogni struttura museale implica infatti una idea della realtà culturale a cui è chiamata a dare voce e rappresentazione: per una galleria darte medievale, rinascimentale o anche moderna questo ambito è costituito dalla storia passata, più o meno prossima. Per un museo darte contemporanea dal paesaggio del presente, e dalle ipotesi future. Una scommessa a medio e lungo termine insomma, esattamente ciò di cui il ceto politico locale si sta dimostrando largamente incapace. Non caso, nellestenuante e a momenti stucchevole altalena di stop and go che ha caratterizzato i passaggi per Palazzo Riso o per i Cantieri, il grande assente nella politica di annunci è stato proprio lassetto istituzionale che ne dovrebbe garantire il corretto funzionamento: gli strumenti finanziari, lautonomia culturale, la possibilità di programmazione. Considerando che un Museo dArte Contemporanea è sempre meno una collezione di opere, e sempre più un organismo di produzione culturale (eventi espositivi ma anche workshop, rassegne, atelier) non è poco.
SICILIA. Larte contemporanea senza un progetto
Una mostra di arte contemporanea a Siracusa ha dimostrato che anche in Sicilia esistono margini per un mercato dell'arte contemporanea. Tuttavia, il panorama palermitano del contemporaneo è costituito a macchia di leopardo, con poche iniziative istituzionali. La politica culturale degli assessorati ha spesso proclamato la reiterazione di una fisionomia passata, senza una visione della città. Un museo d'arte contemporanea non è solo un contenitore, ma un'istituzione che deve rappresentare la realtà culturale a cui è chiamata a dare voce.
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