FIRENZE Palazzo Vecchio è pronto a rivendicare la gestione del David di Michelangelo. Il restauro non c'entra. A pesare, l'atteggiamento delle Sovrintendenze fiorentine nei confronti della «linea di collaborazione che ho provato a proporre a loro, ricevendo in cambio, a dir poco, una porta in faccia», spiega il sindaco del capoluogo toscano Leonardo Domenici. Domenici si è già rivolto a uno studio legale per studiare la questione del David e di altre «icone dell'arte», di proprietà comunali per le quali si dice «pronto ad aprire la procedura per la gestione diretta o per la cogestione». Sarà commissionata anche un'indagine per conoscere costi e ricavi della gestione statale del David. Il sindaco motiva la decisione con ragioni per così dire datate e locali: in una telefonata al ministro Urbani ha ribadito la sua collaborazione. La goccia finale è stata però un articolo del sovrintendente al Polo museale di Firenze, Antonio Paolucci, che critica il «permissivismo buonista» dominante in città. Un intervento «politico» per Domenici, che vorrebbe più «trasparenza» da parte di coloro che sono funzionar) statali. Una «politicizzazione» forse da mettere in relazione, spiega Domenici, con l'annuncio della Regione Toscana di voler chiedere al governo l'autonomia speciale per i Beni culturali, «progetto da me condiviso», e forse il timore «che certe riforme tolgano spazio e peso a qualcuno». Ma il sindaco ribadisce che per la questione David pesano gli atteggiamenti di chiusura verso Palazzo Vecchio che, ad esempio, ha versato per il progetto di Isozaki-Uffizi oltre 3 milioni e 300 mila euro. In risposta il sovrintendente ai Beni architettonici e ambientali di Firenze, Domenico Valentino, lo ha denunciato per il taglio di quattro alberi. «Quella di mantenere le competenze sulla tutela del patrimonio artistico, e quindi anche sul David, come patrimonio di lutti gli italiani sarà la Stalingrado dei sovrintendenti» risponde Paolucci, che non teme «un contenzioso con il Comune sul David», di proprietà di Palazzo Vecchio da! 1504, da centotrent'anni in custodia dello Stato. «Ma resta il fatto prosegue Paolucci che la legge di devoluzione sulla tutela del patrimonio artistico, se passerà in consiglio regionale, metterà noi sovrintendenti nella situazione di opporci in tutti i modi cominciando da ricorsi alla Corte costituzionale». Quanto al suo articolo, replica: «Sono libero di scrivere e dire quello che voglio grazie all'attuale assetto istituzionale democratico».