Forse non è la più bella, ma certamente la donna più misteriosamente interessante della storia dell'arte: enigmatica, inquietante, impalpabile, sfuggente, rarefatta, allusiva, divina, immortale. Adesso anche sindacalizzata. Monna Lisa, la Gioconda, di cui gli studiosi hanno forse scorticato i più reconditi misteri, è uscita dall'empireo dell'immortalità artistica per entrare nella prosa ruvida dello sciopero, nelle miserie dell'indennità flessibile, della trattenuta e dello scatto ma di contingenza. E nell'iconografia di Force ouvrière e Sud Solidarités. Così non si è mai vista, con il suo (in questo caso rassegnato) sorriso, nei manifestini dei sindacati dei custodi del Louvre. Le fanno dire: «I miei guardiani sono arrabbiati. Date loro quello che gli spetta! 150 euro». Che minuzie. Per convincere Leonardo a privarsene Francesco I tirò fuori 4 mila ducati. Il problema sindacale? è che tener d'occhio questa famosissima signora, e le altre stelle del grande museo parigino, non costituisce solo un invidiabile godimento per la vista e il senso estetico. Mette a dura prova i nervi, crea disagi, ansia e preoccupazione, insomma stanca. Lo chiameranno, un giorno, stress da Gioconda. Aguzzo e immanente soprattutto quando 8 milioni di persone in un anno, come accade al Louvre, si accalcano per gettarle un'occhiata e uscire soddisfatte. La domenica, giorno in cui l'ingresso è gratuito, la media di questo fluviale inarrestabile benedetto esercito è di 65 mila visitatori. Così una quarantina dei guardiani del Louvre, addetti alla grande Galerie della Giocando e Tiziano, alla Venere di Milo, e alla galleria intitolata a Michelangelo,lamenta di essere stressatissima e bisognosa di conseguente indennità. Anche perché i visitatori non sono, in maggioranza, silenziosi esteti, sono degli ossessi che bisogna pedinare persona per persona, che tempestano minacciano vituperano spingono; invece di cogliere le sfumature dell'ineguagliabile ombra leonardesca pensano a una sola cosa: fotografare. E' cosa vietatissima, una bestemmia. Allora i guardiani si sgolano da mane a sera a ripetere che «signori non si può», che ci sono le cartoline all'ingresso. Molti visitatori, rammenta il sindacato, diventano aggressivi. E pensare che c'erano tempi, estetizzati, quando il quadro era attaccato semplicemente alla parete del Salon Carré con un chiodo bonario, Anche allora bisognava stare in guardia, i musei erano bersaglio delle idee politiche. Le suffrag-gette tagliavano con il rasoio la parte più rosea della Venere di Velasquez e gli anarchici puntavano al gesto clamoroso, alla bella preda, il capolavoro borghese che come la Gioconda costava 10 milioni: come una corazzata. Allora i guardiani contro lo stress andavano in corridoio, a fumare la pipa: e un italiano svelto e patriottardo portò via Monna Lisa infilata sotto la giacca. Si esigono dunque 150 euro, il mimimo per sopportare quotidianamente tutto questo turistico sconquasso. Lunedì alcune sale del museo sono state indisponibili per sciopero. Il Louvre minimizza, definendo le parti chiuse «poche sale minori di pittura al secondo piano». Ieri il museo era chiuso. E oggi? I sindacati annunciano: l'agitazione continua. Per favore, qualcuno liberi Monna Lisa.