Alberghi semivuoti per buona parte dell'anno, turisti che arrivano, sì, ma restano poco. E ancora: servizi insufficienti così come la promozione turistica, segnaletica e cartelli in lingua straniera assenti. La Valle dei Templi attira soprattutto visitatori «mordi e fuggì» e, a detta di molti, uccide la città e i dintorni. È la fotografia della situazione del turismo nei comuni del Pit-34 - cioè Agrigento, Raffadali, Montallegro, Siculiana, Real-monte, Joppolo Giancaxio, Aragona, Santa Elisabetta e Porto Empedocle - scattata dal rapporto curato da Graham associati. Un territorio che può contare su 7.565 posti letto complessivi (tra alberghiero ed extralberghiero) ed è alle prese con una crisi del turismo. Crisi divenuta evidente e «preoccupante per il futuro che non sfugge agli attori istituzionali e tanto meno agli operatori del settore», spiegano i ricercatori i quali per realizzare lo stu-dio hanno intervistato operatori turistici e amministratori locali. A descrivere la situazione bastano i numeri. Se nel periodo 1990-2000 la capacità di attrarre turisti della provincia di Agrigento era aumentata, dal 2001 sono diminuite le presenze. Ad Agrigento dunque i turisti continuano ad arrivare ma si fermano poco: in media due giorni e mezzo nel territorio della provincia e addirittura un solo giorno e mezzo in città. Una tendenza che si è accentuata tra il 2003 e il 2004, quando anche gli arrivi hanno fatto registrare un calo: nel 2003 sono scesi del 5,7 rispetto all'anno precedente e la tendenza non è cambiata neanche nel 2004 (-5,5 rispetto al 2003) e nei primi sei mesi del 2005. «Secondo i dati dell'Azienda autonoma di soggiorno e turismo spiega Gaetano Pendolino, presidente del consorzio turistico Valle dei templi, una rete nata da poco per creare un marchio unico degli operatori turistici locali » nel 2006 ad Agrigento ci sono stati 272.652 arrivi e 408.810 presenze. La Val di Fiemme, in Trentino, fa in media 32omila arrivi l'anno e 2,9 milioni di presenze: producono 7 volte quello che produciamo noi». I tour operator che muovono i gruppi organizzati, non vanno oltre la «sosta guarda e fuggi» alla Valle: Agrigento, spiega il rapporto, « non ha trovato la forza di proporsi sul mercato del turismo intermediato come meta appetibile». Ma anche chi si muove in modo autonomo va incontro a difficoltà che, secondo i ricercatori «scoraggerebbero anche il più motivato dei viaggiatori». Chi vuole andare alla Scala dei Turchi immortalata anche in una delle seguitissime fiction sul Commissario Montalbano o alla riserva delle Maccalube o raggiungere la stessa Valle, difficilmente troverà indicazioni o cartelli. Men che meno, poi, in una lingua che non sia l'italiano. Per non parlare del livello dei prezzi, considerati quasi unanimemente troppo alti rispetto alla qualità del servizio. Proprio la presenza di una realtà tanto unica come la Valle dei templi, secondo alcuni degli intervistati ma anche secondo gli stessi ricercatori, paradossalmente avrebbe ucciso il territorio circostante, città di Agrigento compresa, frenando ogni stimolo al miglioramento. Secondo il rapporto, poi, anche la promozione turistica lascia a desiderare, tanto che i ricercatori parlano di oggettive difficoltà per chi cerca di organizzare un viaggio ad Agrigento.