Il pericolo che i tempi per i lavori ai Nuovi Uffizi possano realmente allungarsi, da venerdi scorso è maggiore. Tutta colpa di una salomonica sentenza del Consiglio di Stato che venerdì scorso ha deciso di...non decidere, rimandando la decisione al pronunciamento del Tar della Toscana. Come si ricorderà parallelamente ai lavori dei Nuovi Uffizi, da alcuni mesi si stanno svolgendo dei lavori di risanamento a Palazzo Mozzi Bardini, in via San Niccolò. E' un bellissimo edificio della seconda metà del XIII secolo appena svuotato delle collezioni Bardini dove, secondo il programma dei lavori dei Nuovi Uffizi, dovrebbero essere spostati, tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009, un'ottantina di dipendenti della soprintendenza di via della Ninna. Questi da sempre occupano l'ala di levante della Galleria in uno spazio che, secondo il progetto dei Nuovi Uffizi, ospiterà ascensori, scale ed anche nuove sale. Anche per questi lavori, affidati poi con riserva di legge, c'è stata una gara d'appalto. La ditta arrivata seconda, Ati-Lucci di Napoli, si è rivolta al Tar della Toscana, il quale ha accolto il ricorso a metà dello scorso mese di dicembre. Per evitare un pericolosissimo "effetto domino" che potrebbe ripercuotersi sui cantieri dei Nuovi Uffizi, la soprintendenza si era rivolta, fiduciosa, al Consiglio di Stato il quale, venerdì scorso ha sentenziato di voler prima conoscere la sentenza del Tar toscano. Quest'ultimo, ormai è noto, darà ragione alla ditta napoletana che ha fatto ricorso ma non è noto il perché. In attesa di conoscere, quindi, le motivazioni del tribunale - e sapere se la gara d'appalto dovrà veramente ripetersi comportando un ritardo che, nella migliore delle ipotesi, significherebbe un ritardo di sette mesi - il Consiglio di Stato ha dato la possibifità alla ditta che attualmente sta operando neli'immoblle - più di 100 ambienti da risanare con interventi anche di notevole rilevanza - di svolgere i lavori più urgenti. Ma quali sono quelli che appartengono a questa tipologia? Chi lo decide? La direttrice dei lavori, architetto Fiorella Facchinetti, ci ha mostratò alcuni degli interventi che definire urgenti è un eufemismo. Ci sono fondamenta scoperte, ci sono vani in cui in caso di pioggia, l'acqua scorre sulle pareti danneggiando per sempre affreschi settecenteschi, alcuni dei quali appena scoperti e neanche documentati. E a rischiare, tra l'altro, sono affreschi del XLII e XIV secolo, sono soffitti a volte che presentano pericolose crepe, sono i pozzi artesiani appena scoperti e mai documentati. Più che un palazzo, è un museo ridotto a cantiere e stringe il cuore scorgere una minuscola cappella privata con il colore delle pareti che si stacca come un foglio di carta fradicia perché l'intonaco, sotto, sì è gonfiato per le infiltrazioni piovane. Piove in casa? Certo. Mancano i tetti. Questi sono stati temporaneamente (!) sostituiti dalle onduline metalliche, le quali non bastano. E sotto ci sono 4 piani di arte e storia che rischiano grosso. Ma i membri del Consiglio di Stato e i giudici del Tar questa situazione la conoscono? Perché il ricorso al Tar è stato accolto? Quale vizio di forma o di sostanza è più importante di un pezzo di intonaco affrescato che si stacca?