Via i pali elettrici e i fili della tranvia nel tratto di piazza del Duomo. Era stata questa la soluzione annunciata qualche giorno fa da Palazzo Vecchio fatta propria dal Comitato di settore del ministero dei beni culturali, che ha concesso l'ok al passaggio dei tram in piazza del Duomo, perché in questo modo non inficia il centro storico della città, patrimonio dell'Unesco. Il progetto delle tre linee della tranvia è costato complessivamente circa 500 milioni di euro. È proprio la linea due la. più contestata perché passerebbe troppo vicino al Battistero. Proprio per limitare i possibili danni estetici, che si è scelto di alimentare attraverso un accumulatore di energia la tramvia per circa 300 metri, tra via Cerretani e via Cavour. Questa soluzione, insieme ad alcune prescrizioni da parte del Comitato come la riduzione delle vibrazioni, la pedonalizzazione dell'area, la bassa velocità e la conservazione dei marciapiedi, è alla base del sì degli esperti del ministero. In ogni caso come hanno poi spiegato il vicesindaco di Firenze, Giuseppe Matulli e l'assessore all'urbanistica Gianni Biagi dopo la riunione romana «si tratta di misure già previste ma che abbiamo potuto stabilire con certezza soltanto dopo aver definito l'esatta ubicazione delle fermate». Il punto a favore segnato da Palazzo Vecchio non ha sorpreso molto Matulli e Biagi. «Era quello che ci aspettavamo, poiché avevamo puntualmente eseguito le indicazioni della soprintendenza» ha commentato il vicesindaco. Dopo le relazioni degli amministratori fiorentini il Comitato ha espresso alcune prescrizioni per l'area del Duomo, che oltre ad eliminare la alimentazione aerea prevedono la pedonalizzazione della zona, bassa velocità, nessun cordolo di delimitazione, nessuna fermata e conservazione dei marciapiedi, che potranno essere allargati ma non ridotti. «Queste misure ci consentiranno di estendere le aree pedonali del centro storico migliorandone anche la qualità urbana con l'eliminazione di elementi, come le catene, oggi utili ma certo non troppo gradevoli» hanno concluso Matulli e Biagi.