VARESE La colomba della pace e il cielo dipinti 23 anni fa da Renato Guttuso cadono a pezzi; anche sul gruppo della Sacra Famiglia sono evidentissime le «gobbe» dello strato di colore dovute a infiltrazioni di umidità. Tutto il murale della «Fuga in Egitto» realizzato dal maestro di Bagheria alla terza delle 14 cappelle del Sacro Monte si sta screpolando, ma nonostante ciò i lavori di restauro sono stati bloccati dalla Sovrintendenza: il progetto presentato dall'Amministrazione del Santuario, benché volesse mettere una volta per tutte il dipinto al riparo dagli acciacchi, è stato stoppato perché ritenuto troppo invasivo e poco rispettoso dei luoghi. E così nel complesso secentesco della Via sacra, dichiarato appena tre anni fa dall'Unesco «patrimonio dell'umanità», tutto deve rimanere com'è: al massimo si potrà restaurare lo strato di colore più superficiale. «Ma tra qualche anno saremo punto e a capo - si duole Arturo Redaelli, uno dei consulenti al capezzale dell'opera d'arte malata - perché il dipinto è stato realizzato con vernice acrilica e non con la tecnica dell'affresco che può resistere anche tre o quattro secoli. Purtroppo i verdetti della Sovrintendenza sono inappellabili. «E' proprio vero che gli antichi erano più bravi di noi» si rassegna don Angelo Corno, parroco del Sacro Monte, pensando anche allo sforzo finanziario che sarà necessario perché l'opera di Guttuso, non vada perduta. Quella «Fuga in Egitto», del resto, non sembra nata sotto la stella più propizia: contestata fin dall'inizio proprio dalla Sovrintendenza, perché l'acrilico si sarebbe sovrapposto a un affresco del Seicento cancellato dal tempo, presto è stata bersaglio di vandalismi e malanni. La parete si trova infatti esposta a Sud, subisce escursioni termiche che vanno dai trenta gradi d'estate al sottozero delle notti invernali. «La soluzione - racconta Redaelli - ce l'aveva suggerita Mario Botta, architetto di fama internazionale e grande amico del Sacro Monte: ingabbiare il muro in una sorta di teca trasparente, inserendo all'interno un'apparecchiatura che mantenesse temperatura e umidità costanti. In più, sbancare la parete di roccia alle spalle della cappella, per tenere più lontane le infiltrazioni». Lavori massicci, che avrebbero certo cambiato l'aspetto di quest'angolo d'arte ma che avrebbero risolto una volta per tutte il problema della conservazione della Fuga in Egitto. Ma il progetto è stato fermato, con lettera ufficiale: i luoghi devono rimanere come sono, si tratti di natura o di arte, dunque niente modifiche al terreno, niente modifiche al manufatto. L'ultima nota delle autorità è giunta al Sacro Monte pochi giorni fa: la Sovrintendenza indica un tris di esperti autorizzati a mettere mano al dipinto di Guttuso. Il primo, già interpellato, ha avanzato un preventivo di 70 mila euro. Tanti. E nell'attesa l'umidità continua il suo lavoro sulle figure di San Giuseppe e di Maria. Stavolta in fuga anche dall'incuria.