FIRENZE - Ancora non siamo alle carte bollate e ai tribunali amministrativi. Palazzo Vecchio ha solo interpellato lo studio legale del professore Giuseppe Morbidelli, perché studi la questione. Una cosa è certa: il sindaco Leonardo Domenici si dichiara pronto: «Ad aprire una procedura per porre il problema della cogestione di alcune vere icone dell'arte della nostra civiltà, gestione o cogestione - come ha dichiarato ieri davanti ai giornalisti - da parte degli enti locali e in particolare dell'amministrazione comunale, a partire dal David di Michelangelo». Una rivendicazione quella del sindaco di Firenze che parte da lontano. Lo aveva fatto direttamente all'ex ministro della cultura, Giovanna Melandri, nel giugno del 2000, quando il dibattito sulla tassa di scopo era ancora nella sua fase embrionale. Già allora Domenici chiese che fossero trasferiti, in un capitolo ad hoc del bilancio, parte degli incassi dei irmsei per finanziare i servizi della città. Ora a distanza di tre anni il sindaco ripropone con forza la stessa richiesta ritenendo che siano maturi i tempi, per la modifica, in senso federale del Titolo V della Costituzione, che assegna in via esclusiva la competenza della gestione dei musei alle Regioni. Una ricostruzione storica servirà a conoscere le basi tecnico - giuridi-che per aprire un confronto. «Non vogliamo prenderci il David» precisa il sindaco. Sempre questo studio servirà a fare un po' di conti per capire se allo Stato «è costato più tenerlo o è stato un vantaggio averlo». È toccato all'assessore alla cultura, Simone Siliani, ricordare come dal 1504 al 1873 il David è stato collocato sull'arengario di Palazzo Vecchio, dove ora si trova una copia. Nel 1871 un atto notarile sancì ufficialmente » che la proprietà di Palazzo Vecchio con i relativi "annessi e connessi" era del Comune di Firenze: dunque anche l'arengario e le statue che vi alloggiavano. Due anni dopo, per sottrarre la statua ai danni degli agenti atmosferici, una commissione municipale-governativa stabilì che l'opera andava portata al chiuso e fu deciso di trasferirla alla galleria dell'Accademia, dove tuttora si trova. «Naturalmente qui non si tratta di spostare il David - precisa il sindaco - né semplicemente di partecipare agli utili della bigliettazione. Si tratta della gestione complessiva: la città e il Comune, per esempio, non sono mai stati interpellati sulla delicatissima questione del restauro della statua». Quello di Domenici non è un aut - aut al ministro Giuliano Urbani, sentito per telefono ieri pomeriggio, per spiegare che il suo non è un attacco a lui. Ma un modo per chiarire l'attuale situazione dei rapporti fra Palazzo Vecchio e le soprintendenze fiorentine, sempre di più ai ferri corti con la sua amministrazione. Effettivamente quella che lo stesso Domenici ha definito «linea David» altro non è che una sorta di linea Maginot, che servirebbe ad «arginare l'eccessiva politicizzazione dei delle nostre soprintendenze - commenta - dove ci si dimentica di essere funzionari dello Stato». Infatti il dubbio che in questi mesi sia il soprintendente ai Beni Ambientali e Architettonici, Domenico Valentino, sia quello al Polo Museale, Antonio Paolucci, abbiano fatto politica "inquinando" il loro ruolo istituzionale, per Domenici non è più tale «nessuno può cominciare a nascondersi dietro i loro incarichi, ruoli e funzioni più o meno istituzionali che consiglierebbero di buttarsi direttamente nell'agone» sottolinea Domenici. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, ormai pieno nei rapporti fra le due soprintendenze e Palazzo Vecchio, ha riguardato da vicino le polemiche di questi giorni sollevate dalla curia fiorentina sul degrado intorno alle chiese, che ha visto il soprintendente Antonio Paoluccì intervenire con un articolo molto critico che Domenici sintetizza «una vera aggressione a mezzo stampa». Da parte sua, per il sindaco, non è che Valentino si sia risparmiato nel cercare di mettere il bastone fra le ruote dell'amministrazione: i rallentamenti sulla nuova uscita di Isozaki, lo scorso luglio Valentino partecipò addirittura ad una conferenza stampa dell'Udc e del Polo, sono pietre scagliate contro l'amministrazione. «È toccato poi a noi sbloccare la vicenda mettendo nero su bianco il contributo girato dal Comune per la progettazione esecutiva. Altrimenti per l'insipienza e l'inettitudine di queste soprintendenze non son quando avremmo potuto realizzarlo» sbotta Domenici che cifre alla mano ricorda i 1.963.000 euro per la nuova uscita di Isozaki cui 1.394.000 euro versati da Benetton e girati al ministero. Non solo: come non ricordare il braccio di ferro con l'amministrazione e i ripetuti niet di Valentino sulla tranvia, e ultimamente la denuncia contro Domenici per il taglio di cinque alberi alla Fortezza culminata con tanto di avviso di garanzia inviato dai giudici al sindaco. II protagonismo di Valentino si materializzò già nel '95 con la sua candidatura a sindaco, prese lo 0,65 per cento dei voti. Tutti esempi che hanno spinto Domenici a chiedersi: «Se qualcuno abbia voluto aprire una campagna elettorale per le comunali. Se questa intenzione c'è - ha poi aggiunto - è legittima. Ma va squadernata». Chiarezza nei rapporti, il sindaco chiede solo più chiarezza nei rapporti. E invece? Niente, nessuna risposta, è caduto nel vuoto anche il tentativo di coinvolgerle nel Piano strategico, ricorda sempre Domenici: «Abbiamo provato a proporre una linea di collaborazione, e ho ricevuto a dir poco la porta in faccia. Di fronte a questo atteggiamento di chiusura è arrivato il momento di porre il problema della gestione dei monumenti». Non è un passaggio di poco conto, la battaglia è solo agli inizi, e troverà come tenaci oppositori proprio Antonio Paolucci e Domenico Valentino per il timore che la riforma di autonomia speciale chiesta dalla Regione possa alleggerire il loro peso e la loro funzione. «Se le reazioni saranno di chiusura io andrò avanti per la mia strada e sono disposto a seguire tutte le strade pur di porre in maniera forte il problema» annuncia il primo cittadino. La linea David è ormai tracciata. Nel mirino di Domenici sono finiti sia Paolucci che Valentino, l'obiettivo è quello di spingerli ad uscire allo scoperto: «Oggi appare abbastanza evidente l'intenzione di aprire una campagna elettorale prima del necessario» conclude il sindaco con il tono di chi si è stancato a giocare con chi usa carte truccate.
La fionda di Domenici sui soprintendenti
Il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, ha richiesto al Consiglio comunale di aprire una procedura per porre il problema della gestione dei monumenti, in particolare del David di Michelangelo, che è gestito dall'amministrazione comunale. Domenici sostiene che la gestione dei monumenti è un problema che richiede una riforma della legge e che la Regione Toscana dovrebbe avere un ruolo più attivo nella gestione dei monumenti. Ha anche criticato il soprintendente ai Beni Ambientali e Architettonici, Domenico Valentino, per aver fatto politica "inquinando" il suo ruolo istituzionale. Il sindaco ha anche richiesto che il Comune di Firenze riceva una parte dei proventi dei musei, come già richiesto nel 2000.
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