"E un capolavoro restituito allarte medioevale" La prova è la fusione La statua in bronzo della lupa capitolina, uno dei simboli di Roma più amati, ha «ufficialmente» cambiato epoca. Non è più etrusca, né opera dello scultore Vulca, vissuto nel VI secolo avanti Cristo, ma medievale, forse dellepoca di Carlo Magno. Ieri pomeriggio in unaffollatissima sala delle conferenze nel Museo di Palazzo Massimo a piazza dei Cinquecento è stato presentato da Adriano La Regina il libro della studiosa Anna Maria Carruba «La Lupa capitolina. Un bronzo medievale». A discutere dellaffascinante tesi dimostrata scientificamente dallautrice, con buona pace degli storici del Novecento, larcheologa e storica dellarte Licia Vlad Borrelli e i professori Edilberto Formilli, docente di Storia della Tecnologia dei Bronzi allUniversità di Siena e Francesco Gandolfo, titolare della cattedra di Storia dellArte Medievale a Tor Vergata. Il prossimo passo, inevitabile, sarà quello di restringere la forbice della datazione scientifica, che per ora è un po allargata, dal settimo al sedicesimo secolo dopo Cristo, e questo si potrà fare solo dopo ulteriori analisi scientifiche, per scoprire così in maniera definitiva a quale momento storico attribuire la statua. «Non tutti gli storici concordavano sulla paternità etrusca della lupa, Emanuel Lowy ne dubitava nel 1934 - dice Adriano La Regina - ma prevalse la tesi di Friedrich Matz del 1951 che attribuiva lopera agli anni 480-470. Anna Maria Carruba con il suo lavoro ha sottratto un capolavoro allarte etrusca restituendolo a quella medievale. Adesso il gioco comincia ad essere divertente perché con delle nuove analisi si dovrebbe scoprire se è stata realizzata allepoca di Carlo Magno o dopo». Anna Maria Carruba ha restaurato la statua della lupa dal 1997 al 2000 ed è riuscita a dimostrare con rigore scientifico che la statua è stata fusa nel medioevo con la tecnica «a cera persa» in un solo getto: tecnologia che era sconosciuta nel mondo antico. «Che la lupa fosse una mina vagante era qualcosa che si avvertiva da molto tempo. Conosco da molti anni la Carruba - racconta larcheologa Licia Vlad Borrelli - ma non avrei mai pensato che nel suo futuro ci fosse un destino così «rivoluzionario». Ora ci si rende finalmente conto che il restauro è anche uno strumento critico e un mezzo di conoscenza tecnico per sapere tutto su unopera darte».