Firenze, al pari di altre grandi città d'arte italiane, deve affrontare anche la difficile convivenza tra il turismo di massa e la salvaguardia dei suoi monumenti, di un centro storico fragile. L'elezione diretta dei sindaci consente di affrontare meglio tutti i problemi, come si sta facendo a Firenze, nella stabilità politica e con una più forte responsabilizzazione di amministratori e cittadini. Chi governa la città è protagonista di una concertazione quotidiana per la realizzazione di un unico disegno: quello promosso democraticamente dai fiorentini col loro voto. La città si trova ancora ad assistere ad interventi che, drammatizzando problemi veri, esasperano il confronto e sovrappongono vantazioni politiche ai contributi e ai richiami che possono far bene alla città. Oggi e il caso del pesante intervento di monsignor Timothy Verdon e del commento a sostegno del sovrintendente Paolucci. Ieri era stato il caso dell'accoglienza al Social Forum Europeo, con la campagna forsennata di un'associazione dei commercianti e con 'esposizione spericolata di alcune personalità della cultura. In un caso come nell'altro, si sono alzate polemiche politiche e si e data all'Italia e al mondo, con straordinaria amplificazione, un'immagine sbagliata. Come dire: si e fatto notizia a spese di Firenze, mentre le campagne politiche d'opposizione si sono puntualmente risolte in boomerang. Servono più equilibrio e rispetto dei ruoli. Dispiace perciò leggere di un soprintendente che rimprovera la Chiesa fiorentina d'essersi mossa con lo "zampino del gatto" nei confronti del comune. Sorprendono le analisi azzardate di Paolucci su una città che sarebbe ammalata di "cattocomunismo" che provocherebbe "disastri" e che, pare lamentare il professore, "vota Ds come ieri votava Pci". E' chiaro che qui si è oltre il segno e che si tratta di un modo di esporsi in aperta contraddizione col ruolo istituzionale così rilevante che il professor Paolucci riveste. Spesso abbiamo sentito una forte sintonia con la sensibilità culturale e l'impegno di Paolucci: tanto più oggi non condividiamo modo e giudizi della sua esternazione. Pensiamo anche che si deve rispetto a chi, come il sindaco di Firenze, rema ogni giorno controcorrente, non da solo, per superare difficoltà e per cogliere gli obiettivi di un Programma, Difficoltà quali quelle dovute ai tanti cantieri, per esempio, segno di un grande sforzo di modernizzazione, volto a conservare e a valorizzare i beni più preziosi di Firenze. Tutte le ricerche di opinione segnalano l'apprezzamento degli sforzi del comune e di Domenici. Tanti cittadini chiederebbero solidarietà e gioco di squadra, per raggiungere prima gli obiettivi. Ma basterebbe anche uno spirito di collaborazione, in un nuovo scenario federalistico: questo o ciò che chiede Firenze.
Immagine distorta della città, Ds contro il sovrintendente
La città di Firenze affronta problemi legati al turismo di massa e alla salvaguardia dei suoi monumenti. L'elezione diretta dei sindaci consente di affrontare meglio i problemi, come sta facendo Firenze. La città si trova ad assistere ad interventi che drammatizzano problemi veri e sovrappongono vantazioni politiche ai contributi e ai richiami che possono far bene alla città. Ci sono stati casi di polemiche politiche e di campagne politiche che si sono risolte in boomerang. Servono più equilibrio e rispetto dei ruoli. Il soprintendente Paolucci ha criticato la Chiesa fiorentina per aver avuto "l'zampino del gatto" nei confronti del comune.
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