Il ministro vuoi sapere di più su Masua e le altre aree sul mare Francesco Rutelli vuole vederci chiaro sulla vendita di Masua e degli altri gioielli minerari che si affacciano sul mare. Dopo il bando di gara regionale che ha stuzzicato gli appetiti dei grandi gruppi immobiliari, erano scesi in campo i sindacati con una manifestazione pubblica organizzata dalla Cisl regionale. Tra le contestazioni, l'esorbitante costo delle bonifiche ambientali che restano a carico della Regione. In una lettera alla Direzione regionale per i Beni paesaggistici, il Ministero del vicepremier chiede chiarimenti. L'intervento dopo un esposto dell'associazione Argonauta: abitazioni e scuole saranno trasformati in strutture turistiche. Il Ministero chiede chiarimenti alla Soprintendenza. Fa discutere anche a Roma la vendita dei beni ex minerari decisa da Soru. Il Ministero guidato da Francesco Rutelli chiede chiarimenti. ARGONAUTA «Hanno messo in vendita senza sapere quali vincoli di tutela possono essere imposti sulla zona» Il Ministero dei Beni Culturali indaga sulla vendita di Masua e degli altri siti minerari decisa dalla Regione. Una lettera con la quale si chiedono chiarimenti è stata inviata nel giorni scorsi dal dicastero guidato dal vicepremier Francesco Rutelli. Il messaggio arriva da Roma pochi giorni dopo i fulmini di Pecoraro Scanio che si sono abbattuti sul Parco Geominerario, azzerato e commissariato nel giro di poche ore. Ora arriva alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e alla Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici la richiesta di un "immediato e urgente" chiarimento sulla compravendita degli immobili presenti nei compendi di Masua e Ingurtosu. In particolare, si chiede una relazione su un esposto inviato al Ministero dall'associazione ambientalista Argonauta, che mette in discussione la legittimità del bando di gara, alla luce di una possibile incompatibilità con il decreto legislativo 42 del 2004 (il Codice Urbani) e con lo Statuto del Parco Geominerario. l'accusa. La denuncia di Argonauta fa riferimento alle verifiche di interesse culturale in corso nelle aree dismesse dallo scorso novembre, diversi mesi dopo l'emanazione del bando di vendita da parte della Regione. Secondo Massimo Manca, presidente dell'associazione, la Regione avrebbe «messo il carro davanti ai buoi, decidendo sulla destinazione turistica delle aree senza prima conoscere gli eventuali vincoli di tutela che la sovrintendenza può apporre sui beni che vi sono presenti». Per ogni bene immobile eventualmente vincolato infatti, occorre richiedere un'apposita autorizzazione alla vendita, il che potrebbe incidere sulle volumetrie sviluppabili già stabilite dal bando (160 mila metri cubi tra Masua e Monte Agruxau, 100 mila tra Ingurtosu, Naracauli e Pitzinurri). Pertanto, sostiene Manca, «la gara è viziata sin dall'origine, anche perché i progettisti privati vi partecipano senza conoscere i limiti che eventualmente saranno loro imposti». il problema. Il nodo che contrappone Argonauta (ma anche diverse altre associazioni contrarie alla vendita) alla Regione, è di carattere prettamente giuridico. A Cagliari si sostiene che i vincoli non sarebbero un ostacolo alla cessione perché gli immobili in vendita appartengono all'Igea, società che opera in regime di diritto privato, che potrà alienarli cedendo anche gli obblighi di tutela. Dall'altra si sottolinea il fatto che la Regione non solo è socio unico di Igea spa, ma è anche il soggetto banditore della gara, il che renderebbe applicabili le ben più restrittive norme sulla cessione di beni pubblici di interesse culturale, rendendo sostanzialmente invalido il bando. Sulla spinosa questione è ora puntata la lente dei Beni Culturali che intendono verificare, attraverso gli organismi regionali., la compatibilità delle procedure utilizzate finora con la legislazione vigente in materia. le opposizioni. L'intervento del ministero di Rutelli non è che l'ultimo capitolo della controversa vicenda della cessione dei compendi di Masua e Ingurtosu. Sin dalla sua pubblicazione nell'aprile 2006, il bando ha suscitato un fiume ininterrotto di polemiche e perplessità, non solo nell'ambito delle associazioni ambientaliste, ma anche in quello dei sindacati, e della politica. È dell'estate scorsa la manifestazione di protesta organizzata dalla Cisl a Masua. Più recenti invece, le dichiarazioni di Tonino Dessi, ex assessore all'Ambiente nella stessa Giunta Soru, che ha sottolineato negativamente la circostanza per cui la Regione si accollerà l'onere delle bonifiche su aree che poi venderà a una cifra verosimilmente inferiore a quella investita per il ripristino ambientale.