Sequestrati beni per trenta milioni. In amministrazione giudiziaria limmobile della sala Bingo Las Vegas e una gioielleria in corso Calatafimi Mafia, il ritorno dei palazzinari Tra i prestanome un ex vigile del fuoco e il ragioniere dellimpresa Pecora Il questore Caruso "I clan temono le misure patrimoniali più dellarresto" Il boss, neanche a dirlo, non ha mai lavorato. E quindi non ha mai presentato dichiarazione dei redditi. Ma dal box in cui gestiva gli affari di Cosa nostra a Palermo gestiva anche i suoi affari e le sue proprietà: ville, palazzi, imprese edili con grossi interessi nei restauri del centro storico, gioiellerie, negozi oltre alla classica sala Bingo. Un patrimonio da oltre trenta milioni di euro, tutto intestato a prestanome, che gli investigatori della squadra mobile di Palermo hanno ricostruito dopo linchiesta Gotha che, nel giugno scorso, ha decapitato le "famiglie" palermitane e portato in carcere Nino Rotolo, capomandamento di Pagliarelli, al vertice della triade di capomafia che, nellera Provenzano, dettava legge a Palermo. Il patrimonio di Rotolo è finito ieri sotto sequestro su provvedimento del pool di magistrati coordinato dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone, Roberta Buzzolani, Maurizio de Lucia, Nino Di Matteo, Domenico Gozzo e Michele Prestipino. Prestanome vecchi e già noti agli investigatori, come gli imprenditori edili Francesco Pecora, Angelo e Pietro Parisi, Giovanni e Carmelo Cancemi, e nuovi come Vincenzo Marchese, sottufficiale dei vigili del fuoco in quiescenza. Personaggio centrale nella gestione dei beni mobili e immobili del boss il ragioniere Salvatore Fiumefreddo, per trentanni collaboratore del costruttore Pecora e poi rimasto fedele a Rotolo anche quando, dopo il primo arresto del boss, i rapporti con limprenditore edile si raffreddarono. DallUditore a Corso Pisani, da viale Regione siciliana al centro storico. Le imprese edili riconducibili al boss, tutte sequestrate, la "Immobiliare s. r. l.", la "Immobiliare Ci. Pel" e la "Edilizia 93", erano proprietarie di ville, lotti di terreno, appartamenti e di interi palazzi da ristrutturare che avevano acquistato nel centro storico a poco prezzo ottenendo poi dalle banche cospicui mutui per aprire i cantieri. Negli affari del boss non poteva mancare la sala Bingo. La "Las Vegas", nei pressi di Villa Tasca, ha sede in un immobile di viale Regione siciliana, formalmente intestato alla "Edilizia Pecora", ma di fatto proprietà di Rotolo che intascava sia laffitto mensile che la canonica messa a posto. Unattività quella del Bingo che aveva fatto sorgere non pochi contrasti con Vincenzo Marcianò, ex capomandamento di Boccadifalco, che aveva nascosto il suo interesse nella gestione dellattività. Ma al boss piacevano anche loro e le pietre preziose. Era sua, anche se formalmente intestata a Raffaele Sasso, la gioielleria "Rà gioielli" al numero 343 di Corso Calatafimi. A gestire il negozio erano la moglie di Rotolo e quella di Sasso che, invece, si occupava del commercio dei preziosi. Gli agenti della polizia di frontiera di Punta Raisi lo avevano già fermato una volta con le tasche piene di preziosi. Ma lo stesso Rotolo dimostra una sorprendente competenza sulle pietre e dimestichezza con il mercato nero di pietre in una conversazione intercettata con Antonino Cinà in cui i due si confrontano sul taglio e la qualità dei brillanti cinesi e russi. «Un colpo duro e forte ai danni dei boss e dei loro patrimoni. Ritengo che sia un colpo molto più forte, paradossalmente, rispetto ad un arresto - dice il questore Giuseppe Caruso - Un mafioso avverte con maggiore pesantezza unaggressione ai beni patrimoniali illecitamente acquisiti piuttosto che una permanenza in carcere».