Dibattito sullarchitettura contemporanea Larticolo di Brunetto De Batté, docente di composizione presso la Facoltà di architettura di Genova, apparso domenica scorsa sul quotidiano "Liberazione", allinterno di uniniziativa editoriale sulle architetture dimenticate, permette di aprire una serie di riflessioni sul contesto di ricerca dellarchitettura contemporanea in Liguria. Il suo intervento critico metteva a fuoco infatti una tra le più interessanti esperienze architettoniche realizzate in Italia nella seconda metà del '900: la "complessa sperimentazione tra architettura e mercato immobiliare" progettata negli anni '50 da Ignazio Gardella e Marco Zanuso per la suggestiva cornice naturalistica dellaltipiano e della pineta di Arenzano. Questo patrimonio architettonico, alla cui esecuzione concorsero alcuni tra i più significativi esponenti dellarchitettura italiana dellepoca - Caccia Dominioni, Frattini, Magistretti, Manghi, Morozzo della Rocca, solo per citare alcuni nomi - si pone dunque, in molti sensi, come un modello paradigmatico della missione progettuale contemporanea. E non a caso De Batté scrive, a proposito di questo esemplare inserimento paesistico dellarchitettura - anche nei termini di recupero dei materiali autoctoni - che "è bene appropriarsi di una storia recente dellarchitettura moderna come riferimento culturale dellinnovazione e trasformazione del nostro paesaggio, in modo che possa diventare un modello ancora oggi attuale". Per assimilare questo tipo di lezione, tuttavia, è necessario sviluppare una diffusa conoscenza del patrimonio architettonico contemporaneo, che in tempi anche recenti per incuria e per ignoranza ha subito gravi danni, in alcuni casi irreparabili. Grandi passi sono stati fatti in tal senso negli ultimi tempi; un crescente interesse, anche tra i non addetti ai lavori, verso i manufatti architettonici contemporanei e la moderna cultura progettuale, è confermato dal successo di iniziative espositive e editoriali dedicate allargomento o da eventi di attivo coinvolgimento del pubblico, come nel caso delle passeggiate nellarchitettura, tra le quali bisogna ricordare quella dedicata lo scorso anno a Genova allopera di Daneri. Di questi due aspetti, un messaggio informativo che sviluppi uno processo di condivisione delle scelte urbanistiche dellamministrazione e unesigenza di integrazione paesaggistica delle nuove architetture, bisognerà tenere conto, a poca distanza dal citato complesso architettonico, a Savona dove si sta discutendo sullopportunità o meno di realizzare in un nuovo porto turistico la torre progettata da Massimiliano Fuksas. Se è vero infatti che i simboli architettonici possono cambiare il destino delle città, si pensi al Guggenheim di Bilbao, è altrettanto vero che tali interventi, al di là di unopportuna verifica del loro impatto ambientale, hanno un senso solamente se vincolati ad una parallela crescita degli assetti socio-culturali del circostante territorio urbano. E lesperienza di Arenzano, dove si formarono maestranze in grado di dialogare con un fertile terreno culturale, in un condiviso laboratorio di diffusa sperimentazione progettuale, si pone anche in questo caso come un modello a cui fare ancora riferimento.