La vicenda dell'abusivismo edilizio a Casalnuovo, anche per la sua dimensione macroscopica, suggerisce alcuni inquietanti interrogativi ai quali occorrerà comunque dare risposta se si vuole con serietà e impegno contrastare questo fenomeno. Anche perché, pur nella sua insostituibile funzione, la magistratura da sola non potrà mai risolvere la questione generale dell'abusivismo. Il fenomeno in effetti si è radicato nella quasi totalità del territorio regionale della Campania, divenendo un dato fermo della sua fisiologia; si è insomma fatto sistema, con una rete vasta di connivenze e di complicità ma anche con collegamenti con la criminalità organizzata. Non è per caso che, anche in tempi recenti, taluni hanno suggerito che del problema si occupasse, accanto alla magistratura ordinaria, anche quella direttamente impegnata nel contrasto della criminalità organizzata. Per misurare l'invasività del fenomeno abusivo, si tenga conto che la Campania occupa il primo posto nella graduatoria per tasso di abusivismo. Ciò significa che, al di là della repressione dei singoli episodi, una risposta risolutiva deve venire dal sistema politico e di governo delle amministrazioni locali. È fin troppo evidente che ormai la questione fuoriesce dal perimetro degli illeciti edilizi. È divenuta di natura politica, si è fatta terreno per fare politica, per aggregare il consenso politico, per organizzare e sciogliere alleanze politiche e maggioranze di governo che traggono sostegno dall'uso dissennato del territorio. E allora, per cominciare. Sorprende non tanto la soddisfazione, in sè fondata, con la quale in tanti nei giorni scorsi hanno accolto l'approvazione da parte della Giunta campana del piano territoriale regionale, ma il ruolo che a questo strumento è stato attribuito, quasi di contrasto risolutivo del fenomeno dell'abusivismo. Non è così. Il nuovo strumento regionale, utile e positivo, definisce solo le grandi linee per l'assetto del territorio, ma nel concreto ha di per sè un effetto quasi marginale nei confronti dell'abusivismo. C'è di più. Addirittura gli strumenti urbanistici comunali, in pratica i piani regolatori, che invece per loro natura - questi, sì - devono regolare l'attività edilizia, sono ormai in Campania essi stessi inefficaci di fronte all'abusivismo. Nella realtà territoriale campana, non è sempre vero che, fatto il piano regolatore, stabilite cioè le regole, l'abusivismo viene eliminato. La quasi totalità dell'edilizia abusiva è stata realizzata nei Comuni dotati di strumenti urbanistici. Ciò evidentemente non significa che avere o non avere il piano urbanistico è la stessa cosa. Tutt'altro. Il punto è che non basta fare le regole senza accompagnarle con un impegno e rigoroso per farle rispettare proprio perché l'abusivismo è rottura delle regole e si consuma perchè si pone al di fuori e contro di esse, anche se, come è ovvio, il gioco è più facile quando non esiste lo strumento urbanistico. La via maestra è dunque il controllo rigoroso del territorio comunale da parte delle amministrazioni anche quando c'è il piano regolatore e, a maggior ragione, quando non c'è. La legge urbanistica fondamentale, quella del 1942, la madre di tutta la disciplina urbanistica italiana finora approvata ed in vigore, stabilisce che è responsabilità del Comune, in particolare del sindaco, il controllo e la vigilanza del territorio e di tutte le modificazioni che su di esso intervengono. Come si fa a sostenere che è sfuggito al controllo del sindaco un insediamento di ben 29 edifici nel comune di Casalnuovo? Un sindaco che si consente distrazioni di questa gravità, che non si avvale dei vigili urbani per ispezionare il territorio per tutto il periodo della costruzione e per tutto il tempo resosi necessario per la vendita delle abitazioni configura una materia che è anzitutto di competenza del magistrato e che sarà pertanto discussa nelle aule giudiziarie. Ma emerge anche una questione politica ineludibile sulla idoneità di amministratori tanto «distratti» ad esercitare una carica pubblica di tanto rilievo per l'integrità e la tutela del territorio comunale che è un bene pubblico. Dunque chi ha competenza per porsi questo interrogativo è bene che se lo ponga e che si dia una risposta. Ma vi è un altro interrogativo che pure occorre porsi. Questi edifici abusivi nati sono stati venduti a famiglie, probabilmente incaute, forse con atto pubblico. È possibile che non sia stato chiesto al venditore alcun documento circa la regolarità edilizia ed urbanistica? Possibili tante distrazioni, tanta sciatteria? Le risposte a questi interrogativi possono risultare illuminanti, di certo utili e comunque un buon contributo per individuare dove stanno i punti cruciali delle tante devastazioni del territorio che si consumano in Campania con la pratica dell'abusivismo.
il dibattito. Le colpe di chi tollera l'abusivismo
La vicenda dell'abusivismo edilizio a Casalnuovo, in Campania, solleva interrogativi importanti sulla sua repressione. Il fenomeno è radicato nella regione e si è insinuato nella quasi totalità del territorio, con una rete di connivenze e complicità. La magistratura da sola non può risolvere il problema, e occorre un impegno politico e amministrativo per contrastarlo. Il piano territoriale regionale approvato dalla Giunta campana è stato attribuito un ruolo di contrasto risolutivo, ma in realtà ha un effetto marginale. Gli strumenti urbanistici comunali, come i piani regolatori, sono inefficaci di fronte all'abusivismo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo