IL SINDACO Domenici rivuole il David, la statua simbolo di Firenze. Attacca le soprintendenze, denuncia la «forte politicizzazione» degli uffici preposti alla tutela del patrimonio artistico e rilancia la battaglia legale: lo studio Morbidelli è stato incaricato di analizzare le carte che, a partire dal 1871, proverebbero la proprietà comunale della statua. Ma il soprintendente Paolucci non ci sta: «II David sarà la nostra Stalingrado». Sotto accusa la "forte politicizzazione" degli uffici preposti alla tutela del patrimonio artistico. Massimo Vanni ATTACCO alle soprintendenze. E battaglia legale per la proprietà del David di Michelangelo. Alla vigilia delle vacanze e a poche ore dalla denuncia del degrado delle piazze avanzata dal canonico del Duomo, il sindaco Leonardo Domenici denuncia la «forte politicizzazione» degli uffici preposti alla tutela del patrimonio artistico. E rilancia la battaglia della statua simbolo di Firenze: lo studio Morbidelli è stato incaricato di studiare le carte che, a partire dal 1871, proverebbero la proprietà comunale della statua. Ma il soprintendente al polo museale fiorentino Antonio Paolucci non ci sta: «II David sarà la nostra Stalingrado». E ci si mettono anche i frati di Santa Croce: chiedono al Comune di riavere le chiavi della cripta. E' un muro contro muro. Un braccio di ferro che esplode proprio quando la Regione presenta la legge sull'autonomia dei beni culturali. Ma l'epicentro dello scontro resta Palazzo Vecchio: più volte si è discusso della proprietà del David, adesso però il sindaco ha perso la pazienza. Ha letto ieri l'articolo (sulla Nazione) di Paolucci, la sua difesa del canonico Verdon e l'affondo contro il «permissivismo buonista» figlio del cattocomunismo e del lapirismo. E, con la ferita ancora aperta dell'avviso di garanzia ricevuto per la denuncia per gli alberi tagliati alla Fortezza presentata dal sovrintendente Domenico Valentino, ha deciso di passare ai fatti. «Al di là delle intenzioni di Verdon, è chiaro che si vuole aprire una campagna politica ed elettorale molto prima del tempo è la tesi del sindaco c'è chi parla di elezioni (lo stesso Verdon, ndr) e ci sono funzionar dello Stato (Paolucci, ndr) che fanno politica». Se esistono disegni politici «si tirino fuori», ha aggiunto Domenici all'indirizzo di Paolucci, sempre citato dai cacciatori di sindaci del centrodestra. «Non vorrei che questa politicizzazione delle soprintendenze sia dovuta ai processi di innovazione istituzionale», sostiene il sindaco. Come dire che le soprintendenze tentano di reagire? «Se devono trasformarsi da luogo di conservazione dell'arte a luogo di conservatorismo politico-istituzionale sono pronto alla battaglia, sarebbero una palla al piede della città», avverte il sindaco citando gli episodi di scontro. Dagli alberi alla pensilina di Isozaki, dall'uscita degli Uffizi alle mancate risposte sul Piano strategico («Avevamo chiesto collaborazione») alle «aggressioni a mezzo stampa». La contesa sul David, nata per partecipare agli utili dei biglietti (si parla di 6 milioni di euro), riparte da qui. «Se ci diranno di no dice il sindaco andremo avanti». Fino al contenzioso legale. Un'ipotesi non remota: «Sarà la nostra Stalingrado mantenere le competenze sul patrimonio e quindi anche sul David, se la Regione approverà la legge ricorreremo alla Consulta». In serata Domenici telefona al ministro dei beni culturali Giuliano Urbani: «Gli ho detto che non ce l'ho col ministero ma solo con le soprintendenze». Oggi il Comune parlerà invece con i frati di Santa Croce.
Guerra sindaco-soprintendenze. E Domenici vuole il David
Il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, ha denunciato la forte politicizzazione degli uffici preposti alla tutela del patrimonio artistico e ha richiesto la restituzione della statua del David di Michelangelo al Comune. Ha chiesto l'analisi delle carte che, a partire dal 1871, proverebbero la proprietà comunale della statua. Il soprintendente Antonio Paolucci non ci sta e ha difeso il canonico Verdon. Il sindaco ha anche denunciato la politicizzazione degli uffici preposti alla tutela del patrimonio artistico e ha richiesto la restituzione delle chiavi della cripta di Santa Croce. La Regione ha presentato una legge sull'autonomia dei beni culturali, ma l'epicentro dello scontro resta Palazzo Vecchio.
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