LE "Altre verità" sui Bronzi di Riace finiscono al vaglio della Procura generale della Repubblica di Catanzaro e del Nucleo Carabinieri tutela del patrimonio artistico di Roma. Il vicepremier e ministro per i Beni e le attività culturali, Francesco Rutelli, vuole, dopo ben 34 anni, vederci chiaro nella controversa vicenda del ritrovamento dei guerrieri di Riace datati V secolo a.C. Il ricercatore vibonese Giuseppe Braghò, autore dell'inchiesta sui "Misteri di Riace", che aveva inoltrato i risultati delle sue indagini al ministero di Rutelli, adesso può ben sperare nella soluzione dei tanti enigmi sollevati: i Bronzi erano due o ve ne era un terzo? Che fine hanno fatto lo scudo, di cui lo "scopritore ufficiale" delle statue Stefano Mariottini farebbe menzione, secondo la tesi di Braghò, nella prima denuncia di ritrovamenft? E l'elmo di uno dei guerrieri greci che l'allora ispettore della soprintendenza reggina, ed oggi soprintendente della Calabria e di Pompei Giovanni Pietro Guzzo, citò nella relazione del primo sopralluogo ufficiale? C'era? È scomparso? O era solo un "abbaglio" , una fascia scambiata per un elmo, peraltro nelle fasi concitate delle prime ore? lbnti gli interrogativi sui quali fare luce. Non ultima la oontroversa attribuzione della scoperta che, seppure risolta davanti ad un giudice, alla luce delle testimonianze emerse dall'Archivio di Stato, ad opera di Braghò, potrebbe aprire la strada a nuove "interpretazioni" sulla esatta cronologia tra la denuncia sporta alla soprintendenza da Mariottini e quella più o meno contemporanea dei quattro ragazzi di Rime: Cosimo e Antonio Alì, Domenico Campagna e Giuseppe Srò. Braghò, nello scorso novembre, aveva già ricevuto una missiva di risposta da parte del ministero che, "per il tramite del Gabinetto del ministro" (Rutelli, ndr) aveva interessato 'i competenti uffici ministeriali". Il dicastero fa oggi un ulteriore passaggio, inviando il corposo carteggio sul rompicapo di Riace alla Procura ed al Nucleo romano dei Carabinieri che tutelano il patrimonio artistico. Lo studioso vibonese ha raccolto prima in un dossier (pubblicato lo scorso agosto in esclusiva per "li Quotidiano") e poi organizzato documenti, testimonianze e tesi nel volume "I Bronzi - Le altre verità", edito per Monteleone. Nel comunicarci la notizia appresa dal ministero, non ci nasconde l'emozione per questo primo risultato: "Non e più Giuseppe Braghò, il privato cittadino, che interessa la Procura ed i carabinieri su questa vicenda. I toni si sono alzati: è un ministro che affida alla magistratura la questione". Un risultato che fa ben sperare, per Bra,ghò, "su una verità che deve finalmente emergere, perché come i Bronzi, anche tutto quanto il resto deve essere restituito alla collettività». 'Il ministro Rutelli - tiene inoltre a sottolineare l'aiacre studioso - è stato l'unico a rispondere alle mie sollecitazioni. Avevo contattato il sindaco di Reggio Calabria, Ginseppe Scopelliti, come anche il senatore Nuocio lovene e l'onorevole Sandro Principe: silenzio». Fin qui i fatti. Tornando ai misteri Braghò riprende le fila dell'ordito della propria inchiesta, per informare di una ulteriore richiesta avanzata al ministro Rutelli: "Vogliamo sapere se nelle 52 opere custodite nel Getty Museum di Malibu possano esservi proprio quei pezzi mancanti". Come se non bastasse spunta anche una foto misteriosa, riferita secondo quanto sostenuto da Braghò, alla statua "A": l'immagine, assolutamente inedita, mostra il bronzo, totalmente inedita mostra il bronzo interamente ricoperto di incrostazioni. Mariottini scrive nella prima relazione datata 17 agosto 1972 che sul fondale di Riace si trovavavo un gruppo di statue - ribadisce Braghò - e che le due emergenti rappresentano due figure maschili nude, l'una adagiata sul dorso, con viso ricoperto di barba, fluente a riccioli, braccia aperte e con gamba sopravanzata rispetto all'altra. L'altra risulta coricata su un fianco con una gamba ripiegata e presenta uno scudo". Ed aggiunge ancora lo studioso: «Lo stesso Mariottini prosegue chiarendo che le statue sono di colore bruno scuro, salvo alcune parti più chiare. si conservano perfettamente, modellato pulito, privo di incrostazioni evidenti" A questo punto, si domanda Bragò, «a parte lo scudo, che non c'è evidentemente più, e che Mariottini segnala a chiare lettere, la foto inedita mostra un bronzo totalmente irriconoscibile per le incrcstazioni, mentre le due statue sono definite da Mariottini senza incrostazioni, anzi con modellato pulito». La foto mostra come il bronzo "A" non fosse affatto riconoscibile nei tratti. «Allora - incalza Braghò - qual è la seconda statua pulita cui fa riferimento Mariottini?». Interrogativi aperti, che ora la procura andrà ad indagare insieme ai Carabinieri. «Del resto, del terzo bronzo», ribadisce, «la stampa dell'epoca parlò abbondantemente». In attesa che si vaglino le carte, l'autore dell'inchiesta tiene infine a lanciare da queste colonne il suo rinnovato appello: «Le statue dei bronzi sono le più belle al mondo del periodo greco, quindi è molto importante che questi oggetti di cui Mariottini parla, lo scudo ad esempio, e che mai ha smentito di aver visto, vengano ritrovati e restituiti al patrimonio calabrese». «Che stavolta si faccia sul serio: i musei devono rimanere aperti, e non con sale chiuse a rotazione come a Reggio Calabria; le aree archeologiche e i parchi funzionanti». «Certo - conclude - i bronzi sono importanti, ma ancora tantissimo c'è da ritrovare e far riemergere: questo è l'impegno cui mi sento più vooato. Ancor più che il clamore di questa inchiesta'