«II Medioevo non ci basta» MESSINA. «In questa città basta grattare appena, che si trova qualcosa di grande interesse storico e archeologico», sostiene il soprintendente di Messina, l'architetto Rocco Scimone. Cosi, grattando appena l'area del Municipio, ne è venuto fuori un piccolo museo archeologico. Il prossimo 16 febbraio verrà infatti inaugurato, all'interno dello stesso Municipio, l'Antiquarium. Alla presenza del Ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli. che tagliere il nastro inaugurale, la città tutta potrà incominciare a vedere e capire che Messina non si risolve nel Duomo, non solo nella chiesa dei Catalani. L'Antiquarium sarà infatti Gn vero e proprio museo all'aria aperta che restituirà all'immaginario collettivo di questa zona pluriterremotata il tessuto urbano della Messina di epoca medievale e Tardo medievale. Quello che senz'altro si può considerare un ottimo risultato, potrebbe tuttavia mostrar ben più che un agglomerato urbano medievale. Spolverando i primi strati infatti, «i sottostanti livelli romani si annunciano subito», e «le strutture d'età imperiale si presentano con la determinazione di un imponente e vasto monumento pubblico». Scrive così Giacomo Scibona, direttore dello scavo al Municipio, nel libro curato dalla steésa soprintendenza, "Da Zancle a Messina". Scibona parla dunque di "età romana" e 10 schema dei ritrovamenti lo fa pensare ad un Teatro, mentre la «piccola cavea orientata ad est-nordest, quasi un odeon, una struttura pubblica per riunioni». Un Teatro romano, un Odeon, perché allora fermarsi al periodo medievale? Il pur piccolo museo archeologico non è tuttavia poca cosa e sembrerebbe aver dato il "la" ad una serie di altri interventi di interesse storico e culturale. La soprintendenza e il Comune iniziano infatti a mostrare interesse per alcuni siti della città di non scarsa rilevanza ma ignorati dai più: forte San Salvatore, per cui la soprintendenza ha già ottenuto un milione di euro di finanziamenti, e in cui si pensa di allestire un museo marittimo. Forte Gonzaga, che 11 Comune sta provando ad acquisire dal demanio, forte Masotto, come centro di attività culturali. Villa De Pasquale (a contesse), punto di aggregazione e attività in una zona che non ne vede altri. Il soprintendente Scimone, inoltre, sostiene a gran voce il progetto di un grande museo della memoria, «dell'identità culturale», proponendo come sede il palazzo della Dogana: «Si pensi alla posizione strategica di questo sito - spiega Scimone - a 300 metri dal centro, dal porto, e così dallo navi crociera. Per i turisti sarebbe a portata di mano, assicurando una grande risorsa economica per la città. Si pensi che il Teatro antico di Taormina incassa sei miliardi di lire l'anno che regolarmente vanno nelle casse del tesoro della regione». Una proposta che a ben ragione riscuote dei consensi. Si pensi però altresì che l'intera città è un museo archeologico, coperto di strati di abuso edilizio, di silenzi conniventi, di strafottenza, e la Dogana non sfugge a questa realtà. "Grattando" proprio in quel punto perciò dovrebbe emergere quel Palazzo reale (nominato persino nel percorso del tram) che risale addirittura all'epoca di Federico II, epoca alla quale sembrerebbe inopportuno non rendere omaggio. Ricapitolando, Messina altro non è che una città impolverata, basta una semplice "passata di mano" per riacquistare la memoria precedente al 1908 e far riemergere dal vittimismo quell'antico splendore. Recuperando un Teatro romano, un Odeon, un Palazzo reale, neanche fosse Taormina. Quella polvere però, al momento, rimane monolitica sui monumenti della città. Appena una "passata" sul municipio, che si spera non serva a pulire la coscienza.