Prima il dubbio tecnico: «Qual è la soprintendenza competente?». Poi quello storico-culturale: «E' giusto ignorare l'antico allestimento del Museo e occuparsi solo della parte finale, della Pietà Rondanini?». Tanto per iniziare Maria Teresa Fiorio, ex direttrice delle Gallerie civiche e da otto mesi soprintendente per il Patrimonio storico e artistico della Lombardia occidentale, pone due interrogativi. E una certezza. «La Pietà deve rimanere dentro il museo. L'idea di isolarla fuori dal percorso artistico sarebbe un suicidio» II ministro Urbani ha detto che, sulla Pietà, spetta alla soprintendenza decidere. «Già, ma quale soprintendenza? Se si tratta di spostare una statua è mia la competenza. Se l'intervento è sul monumento, le scelte spettano alla soprintendenza ai Beni architettonici». Quindi? «Quella sulla Pietà è una decisione che deve essere condivisa». Ne ha parlato con il soprintendente Artioli? «Ci siamo incontrati per caso proprio oggi (ieri, ndr ). E ne abbiamo discusso senza approfondire il problema. D'altra parte, avendo diretto per anni il Museo del Castello, ho la mia opinione» Qual è la sua opinione a riguardo? «Le mie perplessità nascono dal fatto di pensare a un'unica scultura come problema centrale per un allestimento di quella importanza storica. Credo sia un modo incompleto di affrontare il problema». Ma si tratta di Michelangelo. «Certo. Però alle sue spalle c'è un altro grande scultore, Bambaia, che in questo momento soffre più di Michelangelo». Resta comunque il problema della collocazione della Pietà. «E' una questione, che va vista nell'economia di tutta la sistemazione del museo. II fatto di toccare l'allestimento nella conclusione, che del resto ha una sua coerenza, non può non avere ricadute su tutto il resto». Un percorso artistico che ha 50 anni. «Se da un lato l'allestimento delle Civiche raccolte rappresenta una delle grandi pagine della museografia italiana, dall'altra è vero che è cambiato il numero e la mentalità dei visitatori». Allora che fare? «Di sicuro la Pietà ha bisogno di un modo diverso di essere, usando un termine infelice, fruita». E magari di poterle girare intorno? «Su questo aspetto sono molto perplessa. In fondo era una scultura realizzata per una tomba, da sistemare in una nicchia. Una cosa è una fontana, un'altra è la Pietà. Girarle dietro sarà forse importante per uno scultore, ma non credo lo sia per il pubblico. Del resto alla Pietà Vaticana non si gira intorno». E l'ipotesi di spostarla? «Il capolavoro deve rimanere nel museo. Spostarla dall'esposizione permanente sarebbe come togliere al museo il gioiello di famiglia. Inoltre anche il fatto che quell'unicum sia a conclusione del percorso ha mille ragioni». Insomma, come si può valorizzare la Pietà? «Innanzitutto andrebbe trovata una soluzione definitiva per quell'artista straordinario che è Agostino Busti, detto il Bambaia: le sculture arrivate nel 1990 hanno rovinato il ritmo del vecchio allestimento. E' eccessiva la concentrazione di opere: la sala degli Scarlioni deve essere alleggerita». Prima Bambaia... «E poi riflettiamo su come poter meglio sistemare la Pietà Rondanini».