Una malattia cronica da aggredire con terapie durto. Così si presenta il panorama culturale napoletano, condannato a ripiegarsi su se stesso a causa della miopia degli stessi operatori, che a suon di inutili bacchettate si impegnano più a distruggere quanto fanno gli altri che a valorizzare le proprie produzioni, tralasciando così di costruire qualsivoglia forma di aggregazione che si avvicini a quante più persone possibile: a Napoli si pensa più ad annientare gli altri che a costruire. Una vecchia poesia di Raffaele Viviani, intitolata "Campanilismo", ha ben rappresentato questo stato di cose squisitamente partenopeo. Nella poesia, infatti, Viviani immagina che un bel giorno si incontrano due cittadini milanesi, e che luno si complimenti per i risultati ottenuti dallaltro: quello che ha pensato e realizzato iniziative di successo viene elogiato da colui che ne ha semplicemente fruito. Si incontrano poi due napoletani, stessa situazione, ma commento diverso, disarmante: " e chedè? 'O ssaccio fa purio". La cultura a Napoli è in pesante ritardo rispetto allItalia e allEuropa. Basta guardare a quel che accade fuori dei nostri miseri confini per accorgerci che la ricaduta degli investimenti in creatività e innovazione è vantaggiosa anche economicamente, e innesca profondi cambiamenti sociali. Numerosi sono i centri urbani europei che hanno attraversato un periodo di rinnovamento obbligato, proprio come quello che sta accadendo a Napoli. Barcellona, Bilbao, Newcastle, tutte città con caratteristiche molto simili: zone in crisi di identità, con ampie aree industriali oramai dismesse, che si sono rilanciate con grossi investimenti sulle funzioni culturali. Il destino di queste città è radicalmente mutato e la depressione di investimenti ed energie produttive ha lasciato il posto a una rinnovata iniezione di fiducia, che ha portato con sé rivisitazione urbanistica, afflusso di risorse, rimescolamento sociale. Le ragioni sono tutte nella potenzialità della cultura come motore di idee e fattore di coesione sociale. La cultura ha messo in movimento innovazione, creatività intellettuale e capacità di trovare soluzione inedite a problemi complessi. Da qui proviene lo slancio verso lesterno e la maggiore competitività nello scacchiere internazionale delle città che sanno sfruttare il loro potenziale. Una vitalità culturale più ricca rafforza il senso di appartenenza dei cittadini, crea un contesto ricettivo che facilita i processi di integrazione sociale, anche nei confronti delle comunità straniere, perché enfatizza anziché problematizzare la convivenza di stili di vita diversi. Quanti di noi sanno che nel 2006 sono stati ben dodici i milioni di spettatori che hanno visto in Italia uno spettacolo teatrale e che questa cifra equivale al numero delle presenze di un campionato e mezzo di serie A di calcio? Ancora, quanti di noi considerano che gli spettatori di opere teatrali, compresi quelli nelle sale cinematografiche, tutti quelli che hanno assistito a concerti di musica, visitato una mostra darte o anche un museo partenopeo, i visitatori di eventi fieristici e anche i partecipanti alle manifestazioni culturali nelle librerie napoletane, hanno ampiamente dimostrato il bisogno di prodotti culturali nella nostra città diversi dai soliti luoghi comuni? Che cosa pensare, dunque, alla luce di queste elementari considerazioni? Certamente che Napoli ha bisogno non solo di un modello di sviluppo culturale coerente con le sue caratteristiche, ma anche di un concerto di voci indipendenti e istituzionali che lavorino per unire risorse, progettualità, competenze. È necessario, dunque, lavvio di un "investimento culturale" che sappia interpretare le trasformazioni del territorio in grado di disegnare la metropoli partenopea come quella che ci meritiamo.
NAPOLI. Investimenti culturali
Il testo descrive il panorama culturale napoletano come condannato a ripiegarsi su se stesso a causa della miopia degli operatori locali. La città è caratterizzata da una cultura che si concentra più sulla distruzione che sulla valorizzazione delle proprie produzioni. La poesia "Campanilismo" di Raffaele Viviani rappresenta questo stato di cose. Il testo sostiene che la cultura è il motore di innovazione e coesione sociale, e che la vitalità culturale più ricca rafforza il senso di appartenenza dei cittadini.
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