Se il luccichio di un orecchino diventa pieno di fascino allorecchio della Ragazza con la perla di Johannes Vermeer, perché non dovrebbe provocare le stesse sensazioni se, invece, è portato da una bella ragazza dei Quartieri Spagnoli? Laltra sera camminavamo verso lAugusteo per assistere a uno spettacolo pieno di allegria e anche di qualità, ma non era una passeggiata rilassata. Ti prendeva la sensazione di camminare in un territorio estraneo, in situazioni precarie. Questi spazi urbani ormai ci appartengono sempre meno. Se labbandono dellattenzione per il famoso centro storico, negli anni Cinquanta e Sessanta, da parte dei professionisti, della borghesia e della classe sociale più "in", ha fatalmente accelerato nonostante gli sforzi di talune istituzioni il degrado del patrimonio edilizio consolidato, causando contemporaneamente il sacco di aree più appetibili e la perdita definitiva delle straordinarie connotazioni paesaggistiche che le caratterizzavano, si può dire che oggi stiamo assistendo alla deriva generalizzata anche del patrimonio umano di questa città. I risultati più evidenti li vediamo in certi luoghi e in certe ore, oltre che in certi fatti di cronaca che ormai si verificano con ritmica regolarità. Gli esponenti delle nuove generazioni vanno allestero, a studiare e a lavorare, se appena se lo possono permettere, secondo un processo di abbandono che non è più logistico, ma sociale, facilitato dal fenomeno della globalizzazione. Ma ogni medaglia presenta un rovescio. Questo allargamento sta diventando un "annacquamento" progressivo dei caratteri primigeni dei luoghi e delle persone, una perdita di identità che può risultare definitiva, oltre gli effetti del naturale "cambiamento dei tempi". Il ritmo straordinariamente accelerato di questo cambiamento, sempre meno naturale e sempre più asservito alle logiche di mercato, può determinare la alterazione irreversibile dello stesso Dna ambientale di luoghi anche significativi dellintera regione. Lo straordinario rilievo mediatico per espressioni artistiche di livello internazionale anche se lontanissime, talvolta, dalla cultura di questi luoghi, fatti salvi i benefici e sacrosanti effetti di sprovincializzazione e di aggiornamento, ne costituisce un sintomo preciso. Non mi pare, tanto per restare in un ambito molto in auge di questi tempi, che ci sia più alcuna differenza sostanziale tra i musei di arte contemporanea italiani e quelli americani e, in genere, stranieri. Quella differenza, tanto per capirci, determinata dal fatto che i musei delle nostre parti sono sempre stati strettamente collegati alle chiese e alle residenze del territorio da cui provenivano i capolavori esposti, mentre oggi lacquisizione di opere contemporanee anche nella Penisola somiglia, in generale, sempre più ai meccanismi che hanno determinato la nascita dei musei americani, con lacquisizione di opere che provengono da altri universi culturali, sociali, economici. In tal senso, acquista particolarissimo rilievo ogni operazione "Terraemotus" di Lucio Amelio; "Stazioni dellArte" della Metropolitana volta a calare e "occasionare" opere di artisti, anche stranieri, nei contesti e nelle istanze della città, portandole, in certi casi, addirittura fuori dal museo, nel vivo del "quotidiano". Queste iniziative possono fornire utili orientamenti anche per il settore dellarchitettura, che è molto più vincolato alla genialità dei luoghi e alle esigenze pratiche e funzionali del cittadino. Molta attenzione, dunque, alle trasformazioni urbane indotte dalle urgenze della metropoli, perché larchitettura e lurbanistica possono costituire uno dei possibili bandoli da cui partire regolando tempi e modalità con occhio attento, molto attento, agli aspetti irrinunciabili della storia e della cultura dei luoghi per sbrogliare la intricata matassa in cui sono aggrovigliati i mille percorsi di aggiornamento del territorio.