FIRENZE A volte le motivazioni di una mostra possono essere importanti quanto le opere. E il caso dellesposizione che Firenze dedica nelle sale della Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Anna Maria Luisa de Medici, La principessa saggia come recita il titolo (fino al 15 aprile, catalogo Sillabe). E uno splendido viaggio nel Barocco e nel Rococò, tra raffinate porcellane, dipinti di Rubens, sculture e bronzi del Foggini, preziosi gioielli. Ma lanima di tutto è in un documento manoscritto, una convenzione nota come «Patto di famiglia», siglato il 31 ottobre del 1737 tra Francesco Stefano di Lorena e Anna Maria Luisa, ultima della dinastia medicea, morta sei anni più tardi, il 18 febbraio 1743. Il destino del granducato era lorenese ma la principessa fiorentina riuscì a difendere limmenso patrimonio della città. Un articolo dellatto, il terzo, redatto dopo mesi di snervati trattative, prevedeva: Sua Altezza Reale, il principe di Lorena, «simpegna di conservare a condizione espressa che di quello è per ornamento dello Stato, e per lutilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri, non ne farà nulla trasportato, o levato fuori della Capitale, e dello Stato del Granducato». Sono queste le radici del moderno concetto di tutela, che protesse dalla spoliazione la città durante il periodo lorenese, il regno dei Savoia. Questa volta però i rapporti delle nazioni furono regolati anche in materia di beni culturali. E questo fu merito di Anna Maria Luisa de Medici nel cui nome si snoda un percorso artistico che è anche biografico, dal Barocco sontuoso degli ultimi Medici, al lieve arioso Rococò che respirò alla corte di Düsseldorf dal 1691 al 1716, quando era moglie dellElettore Palatino Johann Wilhelm von der Pfalz-Neuburg. E poi la Firenze amata, e da ultimo salvata.