Manca il denaro per compartecipare alla spesa, il sovrintendente rinuncia al finanziamento Perduti 14 milioni per ammodernare il palcoscenico e aprire il museo Violante, membro del cda, accusa "Follia non usare quelle somme" Storia di un fiasco lungo cinque anni, di mille annunci in pompa magna caduti nel nulla, di denaro speso a vuoto per un progetto impossibile, almeno così comera concepito. È la storia del progetto di ammodernamento del Teatro Massimo finanziato dai soldi di Agenda 2000: oltre 12,5 milioni di euro, destinati alladeguamento del palcoscenico a piani mobili, alla realizzazione della centrale elettrica e dellimpianto di aria condizionata, più altri 2,3 che sarebbero serviti a dare vita al museo del Teatro. Soldi che la Fondazione perderà, perché secondo il sovrintendente Antonio Cognata non ci sono più i tempi per spenderli: trattandosi di fondi di Agenda 2000, la spesa andrebbe conclusa e certificata entro il 2008. Ma quella di Cognata è una scelta che già si attira gli strali dellopposizione e spacca il cda della Fondazione: «Rinunciare a questi soldi è una follia, e ancora di più è il farlo senza discuterne in consiglio di amministrazione», attacca Piero Violante, consigliere in quota al ministero dei Beni culturali. DallArs fa sentire la sua voce il diessino Giuseppe Apprendi, ex vicepresidente del Consiglio comunale da sempre attento alla vita culturale cittadina: «La rinuncia a questi soldi è la fine di un film giallo che testimonia solo un dato, il fallimento della gestione». Ma non sono stati solo i tempi stretti a far tornare il Massimo sui suoi passi. È vero che ormai sarebbe impossibile realizzare i lavori programmati dal progetto originario, visto che il Comune prevedeva di effettuarli nellarco di quattro anni con il Teatro aperto, diventati tre nellultimo cronogramma annunciato dal sindaco Diego Cammarata nel luglio 2004, durante il quale il Massimo avrebbe dovuto chiudere i battenti al pubblico per sei mesi allanno, dal 2005 al 2007. Tanto che il cartellone 2005, messo in piedi lanno prima dallex sovrintendente Pietro Carriglio, si chiuse in anticipo e previde il trasferimento di alcune opere in altre sedi, come il Teatro Bellini, che il Massimo affittò per loccasione. Per attingere ai fondi europei di quelle specifiche misure, però, il Teatro Massimo avrebbe dovuto mettere mano alla tasca, partecipando ai lavori con una robusta quota di cofinanziamento: ben il 40 per cento dellimporto totale, quasi sei milioni di euro. Questa è difatti la previsione di legge per il finanziamento di enti privati, come la Fondazione Teatro Massimo, nonostante fino allingresso del Banco di Sicilia tra i soci fondatori, avvenuta alla fine del 2006, sia stata una struttura a totale partecipazione pubblica. Una questione non nuova, quella del cofinanziamento, visto che a suo tempo anche il vecchio cda della Fondazione la affrontò: «La vicenda del progetto di ammodernamento fu trattata già dal precedente consiglio - ricorda Ester Bonafede, consigliere nominato dal presidente della Regione - e in quella sede si parlò sia del cofinanziamento, per cui era stata ipotizzata la partecipazione del Comune, sia del progetto in sé, che già allora risultava obsoleto. Speriamo che i fondi si possano recuperare nella prossima programmazione, perderli certo sarebbe un peccato». Ma anche lipotesi del mutuo a carico del Comune sarebbe stata impraticabile: sebbene il Comune sia il «proprietario» della Fondazione, secondo i rigidi schemi dei finanziamenti comunitari non avrebbe potuto indebitarsi a nome della Fondazione stessa: le norme prevedono infatti che gli enti di diritto privato partecipino ai progetti con «fondi propri», e quello che la Fondazione avrebbe potuto garantire alla fine non era che un altro contributo pubblico. E così, nonostante la richiesta di Palazzo delle Aquile alla Cassa depositi e prestiti, della questione non si fece più nulla. La Regione, adesso, rastrellerà i fondi e li destinerà ad altri progetti più rapidi. Ma sul groppone della Fondazione, che naviga in acque serene solo da quando il Bds è entrato tra i soci fondatori, garantendo un finanziamento annuo di 1,3 milioni e soprattutto lincremento del contributo statale, restano le spese che finora sono state sostenute per il progetto di ristrutturazione: da quelle da liquidare a Banca Nuova, che del progetto ha curato la parte finanziaria, a quelle da liquidare al Comune, i cui uffici tecnici (in particolare il Centro storico), al progetto del Massimo hanno dedicato anni e anni di lavoro. Tanto che il bollettino del Comune, nel marzo 2002, si sbilanciò al punto da promettere nei titoli di una doppia pagina: «Arriva la tecnologia nel tempio della lirica», «È pronto un progetto esecutivo che proietterà il teatro allavanguardia in campo internazionale entro 5 anni». Ma a partire da quando? al. bo.
PALERMO. Massimo, niente soldi da investire e i fondi europei vanno in fumo
Il Teatro Massimo di Palermo ha dovuto rinunciare al finanziamento di oltre 14 milioni di euro destinati alladeguamento del palcoscenico e alla realizzazione di una centrale elettrica e un impianto di aria condizionata. La decisione è stata presa dal sovrintendente Antonio Cognata, che ha dichiarato che trattandosi di fondi di Agenda 2000, la spesa andrebbe conclusa e certificata entro il 2008. La rinuncia a questi soldi è stata criticata da Piero Violante, membro del cda della Fondazione, che ha definito la scelta "follia". Il progetto di ammodernamento del Teatro Massimo era stato annunciato con grande pompa magna nel 2002, ma è stato poi ritirato a causa della mancanza di fondi.
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