Sono 55 gli insediamenti rupestri a Bari. E ora si invoca il parco archeologico Dalla Regione 700 mila euro per il recupero della chiesa di Santa Candida Si intravede uno spiraglio di luce nella chiesa sotterranea di Santa Candida e il parco archeologico non sembra più un sogno lontano. Adesso ci sono settecentomila euro a disposizione dellamministrazione comunale. La giunta regionale ha deliberato linserimento della basilica rupestre bizantina nellitinerario normanno svevo di cui Bari è Comune capofila finanziato dai Pis (progetti integrati settoriali). Non resta che far partire i lavori. Sicuramente un successo per chi da quasi trentanni si batte per il recupero e la valorizzazione degli insediamenti rupestri. La storia della Bari sotterranea comincia a delinearsi nel 1985: un gruppo di studiosi decide di censire tutti gli ipogei presenti in città. Il risultato è la mappatura di ben 55 siti, ovvero la scoperta di una vita medievale nelle grotte, alternativa agli insediamenti urbani, e non riservata esclusivamente ai monaci eremiti. Anzi, finalizzata soprattutto allagricoltura e alla coltura dellulivo. Una scelta di vita dettata dalle necessità, condizionata dalle invasioni dei popoli stranieri nellalto medioevo, che però portò alla scoperta di soluzioni architettoniche originali. La maggior parte delle testimonianze storico-archeologiche rilevate si trovano nelle circoscrizioni di Picone-Poggiofranco, Carrassi-San Pasquale, Mungivacca e Carbonara-Ceglie-Loseto. «Il recupero di Santa Candida è il primo intervento importante dopo più di 25 anni di attesa dice Francesco Carofiglio, archeologo medievalista che fu tra i promotori del censimento non posso che accogliere con gioia limminente recupero di questo sito dal degrado in cui versa». Ma la basilica sotterranea "extra moenia" del X secolo, con le sue cinque navate divise da colonne e gli archi a tutto sesto, chiusa da cinque absidi (uneccezione rispetto alla tradizionale pianta a due absidi) probabilmente la più grande di tutta la Puglia non esaurisce il rupestre a Bari. A poche centinaia di metri, infatti, cè la Caravella, il cui nome deriva dalla presenza, al suo interno, di un disegno a carboncino raffigurante una caravella a vele spiegate. E una grotta oggi crollata quasi del tutto, che conserva sulle pareti lacerti e affreschi. «Intorno alla città è pieno di abitazioni rupestri abbandonate continua Carofiglio tra cui la chiesa dei Romiti di via Martinez, a pochi passi dal Circolo tennis, un piccolo gioiello architettonico, probabilmente di origine greco-orientale, che conserva ancora tracce di decorazioni dipinte e a rilievo raffiguranti motivi geometrici. Lipogeo a pianta trapezoidale, con il suo sistema di celle adibite ad alloggi, assumeva la funzione di monastero. Linsediamento però è stato già in parte distrutto dalle ruspe che scavavano le nuove condotte della fogna. Un altro sito di grandissimo interesse è quello di via Omodeo, un ipogeo che sorge sotto villa Giustiniani: almeno duecento metri quadri di cui non possiamo stabilire con certezza la datazione, poiché nessuno ha mai scavato». Per non parlare poi della chiesa a croce greca di San Giorgio Martire, restaurata da un privato allinizio del Novecento e meta di messe e pellegrinaggi fino agli anni 60, oggi adibita a discarica e ritrovo di tossicodipendenti. E ancora, non andrebbero dimenticati gli insediamenti di Torre Rossa, Santa Caterina, Torre Carducci, Mungivacca. Secoli di passato, oggi in condizione di degrado e abbandono, che rischiano di finire per sempre nelloblio. «Lunica speranza conclude Carofiglio è che il risultato finale della bonifica di Santa Candida crei i presupposti per un interesse a tutto il settore». Se lipogeo di Santa Candida si appresta a riemergere, sul rupestre nel suo insieme regnano ancora le tenebre.