Quasi un viaggiatore su due oltre 17 milioni di persone su 38 viene dall'estero in Italia, attratto da musei e beni culturali, ma il nostro Paese resta agli ultimi posti, nell'Unione europea, per gli investimenti nel business del turismo culturale. Limitata resta poi l'offerta di strutture turistiche nelle città d'arte, dove transitano circa 30 milioni di visitatori l'anno. Come testimonia un'indagine realizzata dal Touring club italiano (Tci), che verrà presentata i3 febbraio a Milano, «dopo la drastica riduzione del 2006 il ministero dei Beni culturali (Mibac), per il 2007, ha aumentato le spese di competenza a circa 2 miliardi di euro, 127 milioni in più dell'esercizio precedente». Ma non basta, rileva il Tci, perché intanto l'incidenza dei fondi (il 20,7 è stato poi assegnato a sport e spettacolo dal vivo) sul bilancio statale è calata oggi allo 0,29 rispetto allo 0,35 del 2002. Inoltre tra 2006 e 2007 gli stanziamenti per il solo funzionamento delle strutture è passato da 852,4 a 921,1 milioni, mentre gli investimenti sono calati da 286,1 a 270,6 milioni. Il confronto europeo La patria storica del turismo culturale, perde dunque la sfida con i partner europei. Per la cultura la Francia, sottolinea l'indagine Tci prendendo in considerazione i dati 2006, ha speso nel complesso 8,4miliardi di euro, più di quattro volte l'Italia (1,860 miliardi), la Germania 8 miliardi, la Gran Bretagna e la Spagna 5,1 miliardi. L'Italia non regge il confronto neppure considerando il solo bilancio di competenza ministeriale: al top nella Ue c'è la Svezia con 8,3 miliardi, seguono la Finlandia con 6,5 miliardi circa, poi la Francia con 3 miliardi. Le Regioni spendono poco il Tci ha poi acceso i riflettori sull'attività delle amministrazioni regionali. Prendendo in considerazione l'incidenza percentuale della spesa per l'organizzazione della cultura sulla spesa totale effettiva (ultimi dati disponibili 2005) è la Sardegna a piazzarsi al primo posto con una quota del 2,1 seguita dalla Valle d'Aosta con il 2 insieme con il Friuli Venezia Giulia. La Campania è quarta con l'1,9 e la Sicilia è quinta, dopo Trento( 1,5), con l'14. La Toscana è a centro classifica (0,9) e il Lazio nei piani bassi con lo 0,6 appena. Il Veneto è tra le ultime Regioni con lo 0,2 appena. Complessivamente le Regioni hanno speso 1.611 milioni nel 2005. Le amministrazioni più ricche di patrimonio artistico-culturale e aperte al turismo sono anche quelle che, in proporzione al bilancio, spendono meno. Il network delle strutture L'indagine Tci ha censito complessivamente 402 strutture tra musei, monumenti ed aree archeologiche statali, di cui 222 a pagamento (6 dal 2000) e 18o gratuite (16). I musei sono 193 (7) e 209 le aree archeologiche (1). Il Lazio è la regione più ricca con 88 strutture seguita da Campania (6), Toscana (55) ed Emilia-Romagna (31). E anche in questo caso il divario si fa sentire: in Francia e in Spagna che con 88 e 6o milioni di stranieri sono i Paesi leader al mondo nel turismo si contano rispettivamente 1.191 e 1.238 strutture archeologico-culturali. In Polonia ci sono 668 strutture, in Ungheria 792, in Romania 557 e nella Repubblica Ceca 469. Musei ed aree archeologiche hanno ricavi (dati 2005) per 934 milioni (al netto dell'aggio si arriva a 82,2 milioni), di cui 31,2 milioni relativi al solo Lazio e 22,3 milioni alla Campania. La Toscana è terza con 17,8 milioni. Tra 2004 e 2005 i visitatori nei musei sono aumentati del 2,5 (gli introiti netti del 4,4) passando da 32,2 a 33 milioni. Le proiezioni gennaio-agosto 2006 rispetto al 2005 indicano che i visitatori (24,1 milioni) sono in ulteriore aumento del 2,6 e gli introiti (60,8 milioni di euro) del 7,7. In Spagna si stimano 49,7 milioni di visitatori nei musei (dati 2004) e15,2 milioni in Francia. Nel 2006 (gennaio-agosto) l'area più visitata 2,8 milioni circa di persone, 18,1 milioni di incasso) è stata quella del circuito Colosseo-Palatino seguita da Pompei scavi 1,8 milioni e 13,6 milioni di euro d'incasso. Terzi gli Uffizi con 1,1 milioni di visitatori e 5,7 milioni di incasso circa. Il confronto europeo vede sempre l'Italia in svantaggio: 6,8 milioni di visitatori al Louvre, 6,3 milioni alla Tate Gallery e 4,5 milioni al British museum di Londra. Il solo Museo d'Orsay di Parigi con 2,6 milioni batte gli Scavi di Pompei. Fuori dalle grandi mostre Anche nelle grandi mostre l'Italia resta un po' ai margini dei principali eventi. Nel 2005 la prima mostra italiana Monet a Bresciaha avuto 440mila visitatori e si è piazzata al 12 posto al mondo unica italiana tra i 30 grandi eventi. Al top della classifica mondiale Tutankhamon a Los Angeles con 937mila visitatori. Bilbao, con due mostre al Museo Guggenhehn ha occupato la terza e la sesta posizione con oltre 1,3 milioni di visitatori. Limitata l'offerta turistica Città d'arte e siti di interesse storico-archeologico sono visitati in genere da circa 12,5 milioni di italiani l'anno. Gli stranieri nelle aree di interesse artistico spendono circa 8 miliardi di euro, con una spesa media giornaliera procapite di 107 euro (dati Uic). Roma e Venezia sono le città d'arte più visitate con 8,7 e 6,6 milioni di turisti in arrivo; Firenze conta 3,7 milioni di visitatori e Napoli 2,7. Agrigento con i suoi templi attrae solo 394milapersone. L'offerta ricettiva nelle grandi città d'arte è limitata. A Roma, per esempio, si contano circa 119mila posti letto contro i 161mila di Parigi. Venezia ha 35mila posti letto in 1.245 hotel contro i 70mila di Praga in 601 alberghi. Budapest ha più posti letto (40mila) di Firenze (38mila), Dublino (34mila posti) batte Napoli (11mila).
Fondi e strutture carenti per il turismo culturale. Pochi fondi alle città d'arte
L'Italia è uno dei paesi europei con il minor investimento nel turismo culturale. Secondo un'indagine del Touring Club Italiano (Tci), il ministero dei Beni culturali ha aumentato le spese per il 2007, ma il paese resta in coda per gli investimenti nel settore. L'Italia spende solo il 20,7% del suo bilancio statale per la cultura, mentre la Francia spende il 35% e la Germania il 30%. Le Regioni italiane spendono poco per l'organizzazione della cultura, con la Sardegna che spende il 2,1% del suo bilancio e la Toscana il 0,9%.
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