La Toscana, prima regione in Italia a muoversi in tal senso, rivendica l'autonomia speciale in materia di beni culturali. Lo fa con una proposta di decentramento che è già stata approvata dalla giunta e che in autunno dovrà avere il parere del consiglio regionale per essere poi presentata entro l'anno al Governo (e le Camere dovranno ratificarla a maggioranza qualificata). L'obiettivo, spiegano il presidente della Regione Claudio Martini e l'assessore Mariella Zoppi, è «la riunificazione delle funzioni di tutela, valorizzazione e gestione dei beni culturali, paesaggistici e ambientali, in modo da non avere più soggetti diversi chiamati a rispondere di funzioni molto vicine e spesso sovrapponibili tra loro». Per ottenere tale risultato «sarà necessario il trasferimento di buona parte delle competenze in materia dallo Stato alla Regione (e anche di fondi e di personale), cosa che del resto è prevista dall'articolo 116 della Costituzione. Faremo da cavia per verificare l'intenzione federalistica del sistema del nostro paese». Martini e Zoppi precisano che nella richiesta di autonomia «non c'è animosità verso il governo per quanto riguarda i beni culturali ma il desiderio di partecipare alla tutela del territorio; è un'autonomia non contro lo Stato ma in sinergia con esso». L'idea prevede la valorizzazione e la gestione come materie di esclusiva competenza della Regione e la ditela come materia concorrente. «Non pensiamo certo di trasferire alla Regione la Biblioteca Nazionale e l'Opificio delle pietre dure - sottolinea Zoppi -. Lo Stato poi continuerà a mantenere le sue prerogative come ad esempio quella di garantire l'unitarietà del patrimonio dando criteri per i restauri». Le Soprintendenze diventerebbero regionali, ed è prevista una Agenzia regionale per i beni culturali. «Ogni funzionario e soprintendente - precisa Zoppi - avrà diritto di scegliere se restare nel sistema statale o entrare in quello regionale. Noi non abbiamo intenzione di operare revoche». E per le nomine dei soprintendenti? «Siamo pronti a discutere qualunque soluzione -dice Martini -certe nomine potrebbero essere fatte d'intesa».