ROMA. «L'immediata sospensione dei lavori per tutto quello che è accaduto negli ultimi mes e che si discosta dall'accordo di programma firmato nel '98 anche dalla Regione Lazio». È quanto ha richiesto ieri mattina in consiglio regionale Fabio Rampelli di An, illustrando la sua interrogazione sulla sistema dell'Ara Pacis presentata circa due settimane fa all'assessore regionale all'Urbanistica, Armando Dionisi. Dionisi, che ha spiegato di essersi immediatamente attivato sulla vicenda, riferendo di aver chiesto al ministero dei beni culturali e al Campidoglio la consegna di tutta la documentazione sui lavori «per capire se si è andati oltre l'accordo di programma del '98». In questo caso, ha spiegato Dionisi, «potrebbero scattare anche i sigilli». La vicenda dell'Ara Pacis si arricchisce dunque, grazie alla denuncia di Rampelli, di un nuovo capitolo da cui emerge che Comune di Roma, Soprintendenza archeologica e ministero dei Beni culturali si sono «accordati in maniera informale» e hanno rivisto il vecchio progetto Meier «bypassando la Regione Lazio. Le variazioni - spiega Rampelli -devono essere approvate dalla Regione che invece è stata completamente esclusa dal dibattito. Siamo in presenza - aggiunge - di atti illegittimi ripetuti». La denuncia di Rampelli ha turbato l'assessore all'Urbanistica del Comune di Roma, Roberto Morassut, che accusa l'esponente di An di «produrre confusione e disinformazione» e di pensare alla Regione come «a un organo politico o di partito». «Ancora una volta - è la replica di Rampelli - Morassut non perde occasione per collezionare una figuraccia. Se c'è qualcuno che ha scambiato le istituzione per sezioni di partito è proprio il centrosinistra che ha gestito la vicenda Ara Pacis come fosse il rifacimento della facciata del Botteghino di via Nazionale».