Dal 30 marzo in mostra a palazzo della Marra Renoir e Zandomeneghi Renoir e Zandò, il suo doppio. Dopo il successo, nel 2006, della mostra di De Nittis e Tissot, Barletta scommette ancora sullarte. Ecco lesposizione "Zandomeneghi e Renoir. I pittori della felicità", al via dal 30 marzo al Palazzo della Marra di Barletta. E non è tutto. Il vernissage di questultima mostra coinciderà con lapertura permanente della pinacoteca museale che, sempre fra le mura delledificio barocco, custodisce 172 capolavori di Giuseppe De Nittis. La prima volta di Renoir e Zandomeneghi Barletta scommette sullarte: dal 30 marzo una mostra sull800 francese Dopo il caso De Nittis e Tissot, oltre 40mila visitatori, Palazzo della Marra ospiterà una nuova esposizione di Arthemisia Debutto pugliese per gli 80 capolavori dei due pittori impressionisti, mentre aprirà in contemporanea la pinacoteca museale Emanuela Angiuli e Tulliola Sparagni hanno curato levento La rassegna manterrà aperti i battenti fino al 15 luglio «Al primo aprile saperse lesposizione di Renoir, un isterico, un tipo nervoso, tipo opposto a Monet, ma pure incantevole quando fa bene. Se tu vedessi come questo libidinoso è fine quando fa la donna e soprattutto le bambine. Che lusso, che aristocrazia, che sfarzo di gemme semina sulle tele!». Affettuosità e velenose rivalità dartista che affiorano da una lettera di Federico Zandomeneghi, datata 1882. Parigi vive lâge dor dellimpressionismo e, accanto a Boldini e De Nittis, il veneto Zandomeneghi è il pittore italiano che, più dogni altro, è partecipe di questa stagione unica. Non nasce per caso, allora, il progetto della mostra "Zandomeneghi e Renoir. I pittori della felicità", in agenda dal 30 marzo al Palazzo della Marra di Barletta, varato appena un anno fa dallesposizione su De Nittis e Tissot a tuttoggi, almeno in questa Puglia che ancora bisticcia con larte, un insuperato successo di oltre 40mila visitatori. Così Barletta ci riprova e propone unesposizione che si annuncia finora come levento artistico del 2007, in bella compagnia, va da sé, del viaggio nelliconografia nicolaiana in vetrina al castello svevo di Bari (dietro entrambe le iniziative cè peraltro lo stesso marchio di fabbrica, pardon ideazione: Arthemisia). Non solo. Accanto al debutto pugliese della formidabile coppia dartisti Zandomeneghi e Renoir, cè da registrare un evento altro, stavolta di natura permanente: lapertura, in contemporanea al vernissage della mostra "I pittori della felicità", del pezzo forte custodito fra le mura barocche di Palazzo della Marra: la pinacoteca museale che offrirà ai visitatori i 172 capolavori di Giuseppe De Nittis (donati dalla moglie Léontine Gruvelle). Sessanta sono invece le opere di Zandomeneghi (Zandò) e venti quelle di Renoir fra dipinti, pastelli, disegni e grafiche che fanno il corpo dellesposizione curata da Tulliola Sparagni ed Emanuela Angiuli che sarà aperta fino al 15 luglio (www.arthemisia.it). «Questo progetto vuole focalizzare la sua attenzione - scrivono - sul rapporto tra Zandò e Renoir, legame che, in termini stilistici è stato più volte suggerito dagli studiosi, senza però essere realmente approfondito». Tanto che lesclusività di questa mostra sta proprio nellobiettivo di «aprire una finestra su questo binomio, ricco di profonde suggestioni, perché allo "sfarzo di gemme" della pittura sensuale e morbida di Renoir, in particolare durante il periodo nacré, risponde Zandomeneghi con la sua sontuosa tavolozza, ora caratterizzata da toni gravi, ora invece squillante e festoso negli oli e nei pastelli». E qui varrà la pena rimarcare che, complice la condivisione del mercante Durand-Ruel dal 1894 in avanti, gallerista non solo di Renoir ma anche di Degas, Zandò finirà col presentarsi «come un loro surrogato, un sostituto, un equivalente utilizzato per accontentare il mercato, soprattutto americano. È in questo periodo, quando Renoir affitta un atelier vicino a quello di Zandomeneghi, che lincrocio artistico si fa in molti casi serrato, come ad esempio nelle languide bagnanti o nellamore di entrambi, inconsueto tra gli impressionisti, per la pittura di fiori e la natura morta, in particolare i pesci». Renoir e il suo doppio, allora. A proposito di Zandò, non sarà blasfemo dirlo.