La prova nei documenti del 1557 custoditi negli archivi vaticani «Nella stanza in San Pietro dove si ritira messer Michelangelo». Poche parole, contenute in un rigo e mezzo di un documento del 1557 finora inedito, ed ecco svelato uno dei misteri vaticani che ha appassionato generazioni di studiosi. Vale a dire il luogo dove alloggiò Michelangelo Buonarroti a Roma, specialmente durante gli anni in cui era larchitetto capo dellallora Veneranda Fabbrica di San Pietro. Nella stanza segreta di Michelangelo Svelato il mistero: ecco dove visse in Vaticano durante la costruzione della basilica Da qui, grazie a una piccola scala a chiocciola, accedeva al cantiere La scoperta grazie a una nota-spese per alcuni lavori eseguiti nel suo alloggio Vi trascorse gli ultimi 17 anni della sua vita, dal gennaio 1547 al 18 febbraio 1564 Un periodo che va dal primo gennaio 1547 - il giorno in cui su incarico di papa Paolo III prese in mano la direzione della costruzione della nuova basilica di San Pietro - fino alla morte, il 18 febbraio 1564. Grazie a questo documento - che Repubblica presenta in esclusiva per la prima volta - e a una serie di ricerche fatte riservatamente tra le antiche carte pontificie, in Vaticano ormai si è certi che lalloggio di Michelangelo era ubicato allinterno della basilica di San Pietro, quasi certamente nel cuore dellattuale Archivio della Fabbrica di San Pietro. Non in un grande appartamento, ma in un ambiente piuttosto contenuto, sorta di studiolo inaccessibile agli estranei, dove il grande maestro fiorentino metteva a punto i suoi progetti lontano da occhi e orecchie indiscreti. E da dove, attraverso una piccola scala a chiocciola, poteva costantemente accedere nel cantiere della erigenda nuova basilica. Una sistemazione mai accertata ufficialmente, anche se per tradizione in Vaticano si è sempre immaginato che la casa romana dellartista fosse vicino alla basilica. Mai nessuno, però, finora aveva potuto affermare con assoluta certezza che il maestro risiedesse proprio allinterno di San Pietro. Per circa 5 secoli la stanza di Michelangelo aveva dato luogo solo a voci e a vaghe supposizioni, alimentando una sorta di misteriosa leggenda vaticana sul "nascondiglio" del più grande artista di tutti i tempi a causa anche dellestrema riservatezza con cui il maestro amava custodire il suo alloggio privato, per il quale non lasciò nessun documento sottoscritto relativo alluso o a qualche forma di affitto. Ma ora, il mistero è destinato a svanire grazie una banalissima nota-spese stilata da un anonimo monsignore scovata tra le migliaia di documenti custoditi nellArchivio della Fabbrica di San Pietro, lorganismo che sovrintende alle cure tecnico-artistiche della basilica sotto la responsabilità del presidente, larcivescovo Angelo Comastri, coadiuvato dal delegato, il vescovo Vittorio Lanzani. Un testo, scarno e brevissimo, rinvenuto nella fase organizzativa della mostra Petros Eni (Pietro è qui), la rassegna - che resterà aperta fino all8 marzo - sui 500 anni della fondazione della basilica curata dal professor Antonio Paolucci e coordinata dalla storica dellarte Maria Cristina Carlo-Stella, capo ufficio della Fabbrica di San Pietro. Il documento porta la data del marzo 1557. Contiene la lista dei pagamenti - con nomi, cognomi e relative cifre - di alcuni lavori eseguiti dagli artigiani impegnati nella costruzione della nuova basilica. Il riferimento a Michelangelo è contenuto nellottavo rigo e vi si fa cenno alla paga data a un incisore per aver realizzato una chiave di un mobile situato allinterno della stanza del maestro. Ed è scritto così: "A mastro Gianangelo scudi 10 per una chiave a un cassone che sta nella stantia in San Pietro dove se retira messer Michelangelo". Dunque, questo testo prova che il maestro abitava dentro il Vaticano. Non pochi ricercatori sono pronti a giurare che questa stanza si trova nel cuore dellarchivio della Fabbrica di San Pietro, anche se qualche studioso tenderebbe ad escluderlo. Ad esempio, per lo storico dellarte Federico Bellini, docente alluniversità di Camerino, «la struttura dove ora è situato lArchivio fu costruita dopo la morte di Michelangelo per cui la sua stanza era in unaltra parte del Vaticano». Una tesi non completamente fatta propria dalle autorità vaticane. Lo dimostra il fatto che nelle piantine interne dellArchivio della Fabbrica, una delle stanze dove - accanto a computer, quadri e interminabili scaffali - lavorano gli archivisti vaticani e vi vengono accolti i ricercatori, è chiamata significativamente "Stanza di Michelangelo". Una intuizione ora avvalorata anche dal documento del '500 e che fa dire al presidente della Fabbrica, monsignor Comastri, che «Michelangelo abitò certamente in Vaticano, una presenza in linea con i grandi che nel corso di due mila anni di storia hanno pregato sulla tomba di S. Pietro, come Carlo Magno, S. Francesco, Petrarca, Madre Teresa, i grandi santi, i grandi artisti, accanto a generazioni e generazioni di anonimi pellegrini. Ricordarli è sempre una emozione e un impegno».
Nella stanza segreta di Michelangelo a San Pietro
Un documento del 1557 custodito negli archivi vaticani ha svelato il luogo dove Michelangelo Buonarroti visse a Roma durante la costruzione della basilica di San Pietro. Secondo il documento, il maestro abitava in una stanza segreta all'interno della basilica, vicino al cantiere della costruzione. La stanza era accessibile attraverso una piccola scala a chiocciola e offriva un'ampia vista sul cantiere. Il documento, che è stato scoperto tra le carte pontificie, menziona la paga di Michelangelo per aver realizzato una chiave per un cassone nella stanza del maestro.
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