Colate di cemento sul Rio Chia nasce un mega-albergo sul fiume. Il Comune non ha piano urbanistico e viene aggirato anche il vincolo paesaggistico. Una colata di 30milametri cubi di cemento sul Rio di Chia. Le ruspe tornano in azione nel paese della costa sud-occidentale da sempre in cima ai pensieri di tutte le associazioni ambientaliste. E ora alle prese anche con problemi di natura politica: una giunta comunale sciolta da una sentenza del Tar lo scorso gennaio, e un Municipio che attende il commissario prefettizio nominato dal governatore. Il progetto è uno di quelli in grande stile: un complesso turistico alberghiero dotato di una zona sportiva superiore ai 12mila metri cubi di volume. Niente di strano in un paese che del turismo ha fatto da sempre la sua vocazione. A parte il fatto che nell'area in questione ricadano lotti classificati dal piano stralcio di assetto idrogeologico, come «di pericolosità idraulica elevata» e addirittura "molto elevata" in numerosi tratti, in quanto contigui al Rio di Chia. Ad aggravare le cose ci si mette il vincolo paesaggistico della riserva naturale "Capo Spartivento e stagni di Chia", risalente al 1989, accompagnato dal sito di importanza comunitaria di "Stangioni de su sali de Chia", istituito sulla base di una direttiva comunitaria. Inoltre il comune di Domus de Maria risulta allo stato attuale sprovvisto di Piano urbanistico. E in questo caso la scure del Piano paesaggistico regionale è implacabile, e al capitolo in questione recita: "Ogni intervento non autorizzato definitivamente appare dover essere rivisto alla luce delle disposizioni del Ppr, e potrebbe essere realizzato soltanto, (tra i quali si sa, non scorre buon sangue) e privati". A lanciare l'allarme sul pericolo che una nuova colata di cemento possa far scomparire per sempre una delle aree più suggestive di tutta la costa, incastonata tra le sabbie di Chia e la laguna popolata da fenicotteri, sono le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo di intervento giuridico. Un esposto datato al 30 gennaio è sul tavolo delle amministrazioni pubbliche competenti, del corpo forestale e di vigilanza ambientale, dei carabinieri del Noe e naturalmente della magistratura. A loro spetterà far luce sulla complicata vicenda. Ma prima delle due associazioni, anche gli esponenti dell'opposizione in consiglio comunale, avevano segnalato presunte irregolarità nel progetto e nella sua realizzazione. Prima fra tutte, la contestatissima cessione delle aree sulle quali sta sorgendo il complesso, da parte del comune. "A suo tempo abbiamo fortemente contestato spiega Marco Angioy, capogruppo dell'ormai ex minoranza - che le aree cedute dal Comune non mantenessero un utilizzo pubblico. Non si capisce veramente dove stia il guadagno per la comunità". Una cessione di diritto, quella del 28 aprile 2004, che aveva fatto andare letteralmente su tutte le furie il consiglio comunale. "Avrebbero potuto decidere di tenere per se le opere - protestano - e invece tutto è stato affidato al lottizzante". Per il momento a guadagnarci è stata soprattutto l'impresa costruttrice dato che, secondo l'esposto degli ambientalisti, ammonterebbe a 800mila euro il prezzo delle aree cedute in favore della Torre Chia srl, da pagare in 40 rate annuali. Senza interessi. Insomma tutto sembra essere contro il mega progetto. "Tuttavia, secondo varie segnalazioni pervenute spiegano dalle due associazioni - pare che le ruspe stiano lavorando alacremente a due passi dal corso d'acqua. Sono parecchi gli aspetti legali e ambientali che necessitano di chiarezza, così come sono numerosi i casi già denunciati che hanno provocato l'arrivo della Polizia giudiziaria e della Procura. Opinione. Quell'area era pubblica. (Marco Angioy, capogruppo opposizione). Si tratta di una vicenda molto complicata, e di un progetto che ha subito varie interruzioni dal 1993. A suo tempo abbiamo fortemente contestato questa decisione della giunta in consiglio comunale, sin dalla sua presentazione. In primo luogo l'area in questione è vicinissima al rio di Chia. E inoltre c'è un altro punto che ci lascia perplessi in modo particolare: non pensiamo sia possibile che le aree cedute dal Comune non abbiano mantenuto un utilizzo pubblico, come sarebbe previsto in questi casi sulla base di accordi con il lottizzante. Tra l'altro le opere di urbanizzazione in una parte dell'area ceduta, erano già compiute a grandi linee, e quindi parte del lavoro era già stato fatto. In ogni caso sarebbero dovute sorgere opere di urbanizzazione primaria, non certo strutture come quelle degli alloggi per il personale".