Catania risorse acquista gli immobili più preziosi. Da S. Chiara all'istituto di Tondo Gioeni. La cessione da parte del comune servirà a garantire mutui per 65 milioni. Nell'elenco dei beni, numerose strutture considerate "indisponibili" dalla Soprintendenza CATANIA- L'anno duemilasei, il giorno trentuno del moese di dicembre, innanzi a me Carlo Saggio, notaio..., con il presente atto il Comune di Catania vende alla società "Catania Risorse srl" la piena proprietà dei seguenti beni...". Inizia così, con il burocratese di un atto notarile stipulato la domenica di san Silvestro (giorno in cui tutti gli studi professionali dovrebbero aver abbassato le saracinesche), la dismissione ufficiale di parte del patrimonio pubblico. Quattordici immobili, che raccontano pezzi di storia di una città riconosciuta "patrimonio dell'umanità" dall'Unesco, passano definitivamente nelle mani di una società al 100 pubblica, ma autorizzata - per statuto - anche a vendere e a dare in pegno e in ipoteca i suoi beni. Dall'ex monastero di Sant'Agata, ora adibito ad uffici comunali e, in parte, occupato dal centro sociale Auro, agli edifici barocchi di via Crociferi e via di San Giuliano, attualmente sede della Cgil, di scuole, biblioteche e uffici. Dall'ex Caserma Malerba, vecchia proprietà dei frati domenicani, all'ex monastero di Santa Chiara (con annesso chiostro), antico alloggio delle suore clarisse, dove Giovanni Verga ambientò la clausura della protagonista di "Storia di una capinera" e dove ora si trovano l'anagrafe e la sala matrimoni. Lo stesso ragioniere Mario D'Antoni, il funzionario comunale che ha redatto (e giurato e depositato in un batter d'occhio il 29 dicembre) tutte le perizie di stima degli immobili ora venduti, in alcune delle sue "relazioni descrittive" parla di beni patrimonio storico-culturale della città". E ne attesta, al contempo,-l'appartenenza al "patrimonio disponibile dell'Ente". Come mai, però, molti di quei beni, in un inventario del Comune, hanno accanto -a chiare lettere - la dicitura "indisponibile"? C'è, tra l'altro, anche una nota della sovrintendenza ai Beni Culturali, "scoperta" dal deputato del Pdci Orazio Licandro, emessa il 23 dicembre 2005 e protocollata al Comune il 17 gennaio 2006. "In quel documento - spiega Licandro - si ricorda al sindaco, al segretario generale e ai settori competenti che il testo unico sui Beni Culturali prevede l'indisponibilità e inalienabilità dei beni di interesse storico e artistico, che possono essere oggetto di trasferimento solo tra lo Stato e le Regioni e gli altri enti pubblici territoriali. E certamente Catania Risorse non rientra tra questi soggetti. Dunque, da più di un anno la sovrintendenza aveva posto l'alt a questa indecente operazione e la delibera del Consiglio comunale del 30 dicembre scorso (con cui si autorizzò la cessione dei quattordici immobili alla società, ndr) è illegittima". Ma, per entrambe le parti che hanno stipulato l'atto quella domenica di fine anno, è tutto in regola. "Tutti gli immobili indicati e descritti fanno parte del patrimonio disponibile e pertanto nulla osta alla loro alienazione", dichiara "espressamente" Vincenzo Castorina, ragioniere generale e legale rappresentante del Comune, al notiao. Ragion per cui, Armando Giacalone (segretario generale di Palazzo degli Elefanti e capo di tutte le municipalizzate), in qualità di presidente del Cda di Catania Risorse può procedere all'acquisto. E al pagamento di 65.456.830 euro al Comune di Catania, dopo aver ottenuto "entro 180 giorni da parte di Istituti di credito o finanziari, i necessari mutui...". Già, potrebbe essere proprio questo il fine ultimo di tutta l'operazione Catania Risorse: ottenere prestiti per rimpinguare le casse di un Comune ormai alla frutta e non più in grado di offrire alcuna credenziale alle banche. Se a Scapagnini non fossero piovuti dal cielo quei 65 milioni e passa di euro entro quel provvidenziale san Silvestro, come si sarebbe coperto il buco di bilancio del 2003? L'amministrazione sarebbe stata costretta a dichiarare il dissesto finanziario? Ma cosa succederà in un prossimo futuro? Se Catania Risorse, società al 100 del Comune, non potrà restituire i soldi alle banche, che fine faranno gli immobili storici che appartenevano alla polis? Forse passeranno nelle mani dei nuovi cavalieri della città e l'editore Mario Ciancio Santilippo potrà coronare quello Che sembra sia un suo vecchio sogno: creare il "Museo Domenico Sanfilippo" nei locali dell'ex monastero di Sant'Agata, un tempo sede del suo giornale "Espresso Sera" e dove ancora giacciono vecchie rotative abbandonate.