CARO Augias, quei carrelli dei tribunali pieni di carte abbandonate testimoniano, tra l'altro, il degrado cui è ridotto il patrimonio documentario. Quel suk di fascicoli non è solo frutto di sciatteria e di irresponsabilità ma è la conseguenza di una prolungata e gravissima mancanza di risorse e di spazi e dell'ormai cronica assenza di governo e di regole nelle amministrazioni, più in generale di politiche pubbliche che abbiano a cuore la tutela degli archivi, cioè della memoria. Si pensa che gli archivi siano quasi inutili. Salvo accorgersi che se gli archivi non funzionano le inchieste non vanno avanti, i cittadini non sono garantiti, le pubbliche amministrazioni -nonostante i computer e Internet, le leggi sulla trasparenza e le semplificazioni - sono lente ed inefficienti. Salvo poi sentir denunciare che le carte sulle stragi italiane stanno marcendo in depositi irraggiungibili di tribunali e procure cosi che, non solo i responsabili sono rimasti impuniti, ma anche la memoria di quello che è successo sarà alla fine perduta. I tribunali scoppiano di carte mal gestite e peggio conservate. Ma non solo gli archivi dei tribunali (che pur costituiscono una vera emergenza nazionale). Rischiano di perdersi documenti preziosi per la cultura e per i diritti dei cittadini. Le soluzioni non si riducono a una costosa digitalizzazione (come superficialmente si sostiene) ma sono nella consapevolezza politica (sostenuta da fatti concreti) che i documenti costituiscono uno strumento vitale per la democrazia. Paola Carucci, Linda Giuva, Maria Guercio Roma risponde CORRADO AUGIAS c.augiasrepubblica.it : ANNI fa, dovendo fare una ricerca su un famoso processo per spionaggio svoltosi a Roma nel 1918-19, andai al Tribunale e chiesi di poter consultare gli archivi. Si trattava del processo Cavallini-Bolo pascià, un fatto enorme che ai tempi aveva tenuto le prime pagine per settimane. L'addetto mi fissò stupito chiedendosi probabilmente se ero diventato matto a fare una richiesta del genere. Poi, divertito, mi condusse in un sotterraneo del famoso 'Palazzaccio' e m'indicò un mucchio informe di carte buttate alla rinfusa sul pavimento. Falcioni sfasciati dai quali fuoriuscivano documenti, carte marcite, corrose, opera forse dei topi. L'archivio sarebbe questo, disse sarcastico. Le mittenti di questa lettera hanno perfettamente ragione: gli archivi, tutti gli archivi, custodiscono la memoria di un popolo. Quelle carte possono aiutare a volte per fini di giustizia, a volte per finalità storiche o culturali. Più in generale gli archivi aiutano la trasparenza democratica e l'efficienza delle amministrazioni. I ministri in carica, sbagliando, non si curano mai di questo aspetto. Infatti negli Archivi di Stato non si fa un concorso pubblico da oltre ventanni; al Ministero per i Beni Culturali, che dovrebbe essere interessato più d'ogni altro all'argomento, l'età media degli archivisti è di 50 anni. Il governo Berlusconi ha tagliato i fondi per gli archivi del 40 per cento, le sedi archivistiche, molte delle quali ospitate in palazzi storici, sono così gremite di materiali da non essere più in grado di riceverne altri. La conseguenza è che le carte rimangono presso le amministrazioni.Per numerosi aspetti il nostro paese s'avvicina al terzo mondo, del triste elenco fanno parte gli archivi.