Ecco il bilancio della Celeste Galeria. La grande mostra sul collezionismo artistico dei Gonzaga, che ha monopolizzato il 2002 a Mentova e in Italia sul fronte culturale, è stata vista da 530 mila persone, di cui 519 mila paganti. E' costata circa 5 milioni 798 mila euro ed ha incassato poco più di 6 milioni 101 mila, con un avanzo di 303.416. Anche dal punto di vista economico la rassegna si è rivelata, dunque, un «affare». I conti della Celeste sono arrivati ieri sul tavolo del sindaco Gianfranco Burchiellaro. Il presidente del comitato di gestione, Maurizio Urban, li ha trasmessi in contemporanea anche agli altri membri del comitato promotore, e cioè Provincia, Camera di Commercio, Barn, Monte dei Paschi di Siena e rispettive Fondazioni. «La Celeste Galeria è stata una grande impresa ed è un patrimonio che non può essere disperso»: questo il primo commento di Burchiellaro di fronte agli aridi numeri che, però, dietro nascondono le fatiche, la tenacia, le sofferenze e l'impegno della «squadra» che ha realizzato l'evento più gettonato del 2002. Quei 530 mila visitatori che hanno ammirato le tele, i gioielli e i manoscritti facenti parte della più ricca collezione che mai una corte europea riuscì a mettere insieme nel '600, sono il punto di partenza della futura politica culturale del Comune. Appena avuto il bilancio, Burchiellaro ha provveduto a trasmetterlo al presidente della commissione cultura del consiglio comunale, Carlo Motterani: l'aveva promesso dopo mesi di polemiche e di riunioni in cui la commissione aveva chiesto invano di conoscere i conti della mostra. Dalle cifre indicate tra i costi e i ricavi balza evidente agli occhi il fatto di come la Celeste Galeria sia stata per il Comune una grande scommessa, finita bene. Tra contributi e sponsor il Comitato di gestione era partito con poco più di 2 milioni di euro, ben sapendo che i costi sarebbero stati nettamente superiori. Per questo si confidava in un buon afflusso di pubblico per far quadrare i conti. Fortunatamente per le casse comunali i visitatori paganti sono stati 519 mila, come ha certificato nella sua relazione il presidente Urban, che hanno consentito di incamerare più di 3 milioni di euro. Il conto economico presentato da Urban va dal 29 di aprile 2002, quando l'organizzazione della Celeste è entrata nel vivo, sino al 25 luglio scorso, quando sono state saldate le ultime pendenze. Quanto all'utile finale, il presidente ha sottolineato che la somma derivante dalla biglietteria «eccede» quanto il Comune aveva ritenuto di incassare. I COSTI Per noleggi e allestimenti 702mila euro La voce più consistente sul fronte dei costi è quella relativa all'allestimento e ai noleggi. Ben 702.433,50 euro sono serviti per trasformare le Fruttiere del Te in uno dei musei più esclusivi. Per organizzare la sorveglianza delle preziose opere esposte e la biglietteria di Palazzo Te si sono dovuti sborsare altri 541.281,55 euro. E poi le assicurazioni: basti pensare che per garantirsi la presenza di tele e gioielli provenienti da collezioni sparse in giro per l'Europa e il mondo gli organizzatori hanno dovuto pagare alle compagnie ben 486.044,90 euro. Solo di trasporto e di spedizione delle opere sono stati spesi altri 475.746,88 euro. Notevole anche lo sforzo di comunicazione e di propaganda che, visto il flusso di visitatori, sono stati ampiamente ripagati: il progetto globale di immagine e comunicazione è costato 165 mila euro, l'ufficio stampa 197.878,30; per i cataloghi e la rappresentanza sono stati spesi 68.493,33 euro. Solo per la promozione se ne sono andati altri 440.038 euro. Un affare lo ha fatto anche lo Stato sottoforma di imposte incassate: basti pensare che solo di Iva il Comitato ha versato 444.598,50 euro, a cui si vanno ad aggiungere 385.311,09 di Irpeg e altri 61.494,39 euro di Irap, oltre a 489 euro di imposta di registro e bollo. Va sottolineato che tra gli enti che hanno contribuito finanziariamente alla Celeste Galeria lo Stato non figura. GLI INTROITI Dai biglietti oltre la metà dei ricavi Più della metà dei ricavi della Celeste Galena sono arrivati dai biglietti di ingresso. Dei 6 milioni 101.331,17 euro ricavati dalla mostra inaugurata il 1 settembre 2002 e chiusa il 12 gennaio di quest'anno, ben 3.315460 rappresenta la spesa della gente per entrare al Te. Questa è sicuramente la gratificazione maggiore per gli organizzatori di qualsiasi mostra. La Celeste Galeria è stata visitata da 530 mila persone, di cui 519 mila paganti: questi numeri sono ormai noti ma è importante ricordarli. I diritti di prevendita hanno portato nelle casse comunali altri 288.061 euro, a dimostrazione del grande interesse che ruotava attorno alla mostra, tanto da spingere molte persone ad acquistare il biglietto d'ingresso prima di arrivare a Mantova. Alla voce contributi e sponsor sono stati ascritti 2.076.153,78 euro. E sostegno maggiore è venuto dai due istituti di credito Barn e Mps e dalle rispettive Fondazioni, da Eni e dal Comune di Mantova. La Regione ha versato 200 milioni delle vecchie lire mentre l'Amministrazione provinciale 250 milioni (sempre delle vecchie lire). Lo Stato non ha dato un euro di contributo per la Celeste Galeria mentre ha finanziato la mostra che in contemporanea si svolgeva a palazzo Ducale. Altri 412.702,10 euro hanno fruttato le royalties, i diritti pagati da chi ha utilizzato a scopo commerciale le immagini della Celeste Galeria.
Gazzetta di Mantova
30 Luglio 2003
✓ Entità verificate
Celeste Galeria, utile di 300mila euro
SA
Sandro Mortari
Gazzetta di Mantova
Il Comune di Mantova ha incassato 6 milioni 101 mila euro dalla Celeste Galeria, una mostra sul collezionismo artistico dei Gonzaga, che ha attirato 530 mila persone. I costi della mostra sono stati di circa 5 milioni 798 mila euro, con un avanzo di 303.416 euro. La mostra ha incassato 3.315.460 euro dai biglietti di ingresso, 288.061 euro dai diritti di prevendita e 2.076.153,78 euro dai contributi e sponsor. La Regione e la Provincia hanno contribuito con 450 milioni di vecchie lire, mentre l'Amministrazione provinciale ha versato 250 milioni. Lo Stato non ha dato alcun contributo. I costi più alti sono stati per l'allestimento e i noleggi, con 702.
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Bene culturale
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