UNA TRENTINA di opere d'arte, fra oli e disegni, sparite nel nulla, per un valore che certamente supera il milione di euro. Montecatini non può che arrossire, ma ancora non sa se per la rabbia o la vergogna. L'Accademia d'Arte «Dino Scalabrino», ente culturale divenuto onlus da circa un anno, vanta oltre duemila oggetti donati, a partire dagli anni Sessanta, da pittori e scultori di fama internazionale. Risale allo scorso dicembre la scoperta di gravissime sparizioni dalla propria ricca collezione. Le opere che si sono volatilizzate portano il nome di Renato Guttuso («Donna sotto la doccia»), Hans Arp, Lorenzo Viani («La pazza» e «Mare di Versilia), Fernand Leger («La radice grigia»), Moses Levy, Jean Marc Besson e ancora Cagli, Turcato, Penili, Adami, Rho, Radice, Guidi, Melli, Gerissi e molti altri. «Abbiamo dato incarico al nostro legale dice il presidente Alberto Scalabrino, figlio del fondatore di denunciare il fatto alla competente autorità giudiziaria affinchè siano accertati tutti gli eventuali reati commessi». SCALABRINO e il Cda dell'Accademia hanno chiesto più volte spiegazioni a Valerio Linzi Biscalkin, che dalla fine del 2004 ricooriva il ruolo di gestore del museo montecatinese, per il quale ha organizzato importanti mostre di livello nazionale: Carrà, Matta, Viani, Leonardo da Vinci. «A seguito della reticenza di Biscalkin nel fornire le spiegazioni del caso relativo alla scomparsa delle opere ha aggiunto ieri Scalabrino in una conferenza stampa ogni rapporto fra lui e l'Accademia è stato rescisso». Biscalkin, milanese di origine (sembra abbia vissuto alcuni anni anche in Svizzera) e fiorentino di adozione, è stato collaboratore per oltre un decennio del Museo ideale di Leonardo a Vinci. Contattato per telefono, ha respinto ogni responsabilità nell'accaduto, ma non ha voluto rilasciare ulteriori commenti. «Attualmente mi trovo fuori sede per sottopormi ad alcune cure mediche ha detto Biscalkin ma ho dato incarico ai miei avvocati di esaminare l'intera situazione. Saranno quindi loro a dare una risposta nei prossimi giorni». ALBERTO Scalabrino vive questa vicenda con particolare tristezza. Nel 1963 fu suo padre Dino, allora direttore sanitario della Società Terme e direttore dell'Apt, a creare la collezione. «E' sempre stato una sorta di mecenatismo alla rovescia spiega con il quale erano i famosi artisti, spesso ospiti di Montecatini,, a fare donazioni che testimoniassero il loro ringraziamento alla città. E con il tempo il patrimonio è divenuto ragguardevole». Fra le opere esposte si contano infatti vari Dalì, Mirò, Annigoni, Chini, Tamburi, Conti, Botta, Fattori, Bueno, Schifano e poi progetti di Michelucci e lettere autografe di D'Annunzio, Puccini, Verdi, Leoncavallo e circa duecento sculture. Come è nata la collaborazione con Biscalkin? «L'Accademia veniva da un periodo di difficoltà gestionaliparla ancora Scalabrino e cercavamo una persona di fiducia cui affidare la conduzione del museo. Avevamo già alcune buone indicazioni di personaggi adatti all'incarico, quando si presentò Biscalkin, dotato di ottime referenze, visto che aveva lavorato a Vinci con Alessandro Vezzosi, esperto di Leonardo di fama mondiale. E in effetti all'inizio la sua gestione ha avuto un certo dinamismo. Ora però vorremmo sapere che fine hanno fatto tutte queste opere di grande pregio».
Spariti nel nulla trenta capolavori dell'Accademia d'Arte
L'Accademia d'Arte Dino Scalabrino di Montecatini, un ente culturale, ha segnalato la scomparsa di una trentina di opere d'arte di valore superiore al milione di euro. Le opere, tra cui oli e disegni di artisti famosi, sono state donate all'Accademia negli anni '60 e '70. Il presidente Alberto Scalabrino ha chiesto al legale di denunciare il fatto alla competente autorità giudiziaria. Il gestore del museo, Valerio Linzi Biscalkin, ha respinto ogni responsabilità, ma ha detto di essere fuori sede per cure mediche. L'Accademia ha chiesto più volte spiegazioni a Biscalkin, ma lui non ha fornito risposte chiare.
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